mercoledì 6 febbraio 2019

Il senso ritmico: sai come esprimerlo al massimo?


Molti pensano che il senso ritmico sia un talento speciale riservato a pochi eletti ma non è affatto così. 
Il senso ritmico è una qualità naturale dell'essere umano e quindi tutti ce l'abbiamo eppure è innegabile che alcuni sembrano usarlo naturalmente quando suonano, raggiungendo così una perfetta coordinazione e di conseguenza ottimi risultati musicali mentre altri fanno molta più fatica.

Perché accade così?

Ciò che fa la differenza non è tanto l'avere o il non avere il senso ritmico, perché quello ce l'abbiamo tutti, il punto è saperlo riconoscere questo senso ritmico e soprattutto saperlo usare quando si suona!

In questo articolo ti propongo un esercizio di Guitar Mindfulness che serve proprio a questo: 

Per prima cosa devi imparare a riconoscere il tuo senso ritmico, la tua “ritmicità”, cioè quella qualità naturale che è già dentro di te e che ti fa venire voglia di muovere il corpo quando ascolti della musica ritmica. 

Ecco l'esercizio:

Prova a "mettere su" una musica dal forte carattere ritmico, con un bel groove trascinante.

Prova a lasciare libera la tua “ritmicità” di esprimersi come vuole, con il corpo, con la voce, battendo le mani…

Osserva come questa qualità innata rende naturalmente ritmici i tuoi movimenti.

Ora abbassa la musica e prova a prendere la tua chitarra e a suonare qualcosa. Suona qualcosa di facile, che conosci bene in modo tale che la tua attenzione non sia assorbita dall’esecuzione. 

Mentre suoni porta l’attenzione alla tua ritmicità, cioè a quella sensazione fisica che hai sperimentato poco fa.

Si sta esprimendo?

Quella qualità ritmica naturale che hai imparato a riconoscere è ancora presente ora che stai suonando oppure no?

La avverti ancora intensamente? Oppure ora che stai eseguendo della musica sulla chitarra quella sensazione che avvertivi nel corpo sembra affievolita o addirittura sparita?

Prova a suonare diversi tipi di musica, con tecniche diverse e a velocità diverse e osserva come si comporta la tua “ritmicità”.

Potresti notare che con l’aumentare della difficoltà tecnica diminuisce proporzionalmente la tua percezione di quella bella sensazione di essere nel ritmo.

Potresti notare cioè che in qualche modo è proprio la tua stessa esecuzione che sta bloccando l’espressione della tua ritmicità!

Quando fai questo esercizio può succedere di notare che all’inizio tutto sembra funzionare bene: senti che la tua ritmicità si sta esprimendo liberamente, stai battendo il piede e ti stai muovendo naturalmente con la musica. 
Poi però accade che quando arriva quel particolare passaggio musicale, magari un po’ più difficoltoso, il corpo si irrigidisce.

La difficoltà dell’esecuzione provoca in te una contrazione che blocca l’espressione della tua ritmicità. Tu in quel momento non ti accorgi che qualcosa è cambiato e continui a suonare o a studiare come se nulla fosse ma quello che è accaduto merita tutta la tua attenzione.

Ti trovi davvero a un bivio importante!

In quel momento infatti sta succedendo che la difficoltà a coordinare il movimento esecutivo con quello naturale della tua ritmicità (ad esempio il battito del piede), ti spinga a bloccare l’espressione della tua ritmicità così da poterti concentrare sull’esecuzione sul tuo strumento. 
Quello che invece purtroppo sta accadendo è che quel momentaneo “conflitto” che è avvenuto dentro di te si riflette inesorabilmente nella musica, che perde immediatamente il suo “groove” e la sua freschezza. 

Se senti che per suonare un determinato passaggio esecutivo devi smettere di battere il piede, non farlo!

Soffermati invece su quel passaggio concentrandoti sulla tua ritmicità e facendo in modo di lasciarla esprimere al massimo. Abbandonati alla tua ritmicità e lascia che sia "lei" a guidare i movimenti delle tue mani mentre suoni.

Potremmo dire che raggiungerai risultati di eccellenza nella musica solo se imparerai ad “armonizzare” la tua ritmicità con i movimenti esecutivi sullo strumento.




Dunque quando imbracci la tua chitarra, ricordati della tua ritmicità e della sua piacevole sensazione e fai sì che sia sempre presente e che possa esprimersi liberamente, qualunque cosa tu stia suonando!

Stay tuned!

Manuel Consigli


https://guitarmindfulness.it/cosa-significa-ascoltare/


venerdì 1 febbraio 2019

Wes Montgomery

Biografia e discografia

Wes Montgomery è uno dei più grandi chitarristi della storia del Jazz, un punto di riferimento irrinunciabile per intere generazioni dei chitarristi. 

Il suo suono morbido è prodotto dall'uso del pollice al posto del plettro, una particolare tecnica che Wes ha iniziato a utilizzare per non disturbare i vicini nelle lunghe notti passate a studiare gli assoli di Charlie Christian. 

Il fraseggio di Wes Montgomery è sempre melodico, anche sui brani più veloci, dove la sua particolare tecnica della mano destra non è per lui di alcun ostacolo. 

Il suo senso dello swing meraviglioso e la sua straordinaria forza espressiva rendono ogni suo assolo un racconto da ascoltare incantati fino all'ultima nota.

Utilizza nelle sue improvvisazioni, oltre alle linee melodiche di singole note, anche le ottave, di cui è stato un maestro assoluto. Una tecnica che intercalava con improvvisazioni ad accordi simulando le armonizzazioni delle sezioni di fiati delle big bands.

L'utilizzo di questi tre registri espressivi (note singole, ottave, accordi) gli permetteva di rendere i suoi assoli dei veri e propri arrangiamenti, capaci di mantenere viva l'attenzione dell'ascoltatore più che mai.

Per noi chitarristi Wes Montgomery è un grande maestro, ascoltarlo è sempre un'esperienza di gioia pura!








Jim Hall

Biografia

Jim Hall, è stato un maestro fondamentale nella storia della chitarra jazz.

Per avere un'idea dello spessore artistico di Jim Hall basti dire che  ha suonato con Ella Fitzgerald e Bill Evans ed è stato il maestro di chitarristi del calibro di Pat Metheny e Bill Frisell.

Lo contraddistinguono una incredibile raffinatezza melodica e armonica, e una speciale capacità nella costruzione e nello sviluppo narrativo delle sue improvvisazioni, basate su sofisticate architetture di motivi melodici.
Meraviglioso è il suo modo di articolare i suoni utilizzando pull off e Hammer on, creando così l'effetto di una grande espressività nel fraseggio.
 Magistrale anche la sua perizia nell'utilizzo delle diteggiature che sfruttano sempre al massimo le potenzialità sonore della chitarra.

Anche dal punto di vista ritmico, Jim Hall è meraviglioso:  nell'uso dei poliritmi, nell'alternanza dei suoni e dei silenzi, nell'interplay con gli altri musicisti.

Insomma se ti piace la chitarra Jazz, non puoi non conoscere il grandissimo Jim Hall!










giovedì 31 gennaio 2019

Lenny Breau

Biografia

Lenny Breau, nato nel 1941 nel Maine da una famiglia di origine canadese. Chet Atkins lo adottò come pupillo dando così un forte impulso alla sua carriera.

Utilizzava una chitarra a sette corde e il plettro al pollice e sviluppò una tecnica straordinaria.

È stato un vero e proprio genio della chitarra, apprezzatissimo da tutti i grandi chitarristi ma sconosciuto ai più.

Morì misteriosamente nel 1984, a soli 43 anni,  ucciso nella sua casa di Hollywood.








mercoledì 30 gennaio 2019

Joe Diorio

Biografia e discografia

Joe Diorio, un chitarrista jazz dal linguaggio modernissimo e allo stesso tempo molto legato alla tradizione. 
Nel primo video "Out of nowhere" insieme a un altro grandissimo maestro della chitarra jazz, Mick Goodrick, tratto dal disco "Rare Birds", un dialogo tra due chitarristi dal linguaggio armonico raffinatissimo.

È un riferimento importante per chi studia chitarra jazz, anche per il suo impegno didattico. A questo proposito, dell'album "Bonita" di cui c'è il video qui sotto, esiste una pubblicazione curata da Diorio, con la trascrizione completa degli assoli.










domenica 27 gennaio 2019

Scopri la tua "maestria"

Foto di Roberta Sorge


Per il GM ciò che viene comunemente chiamata “maestria” non è una qualità riservata a pochi “eletti” che dunque grazie ad essa possono diventare grandi musicisti, ma piuttostomuna qualità di tutti in quanto qualità dell’anima, una caratteristica del nostro essere.

Forse ti sembrerà strano quello che dico...
Come? Io allora sarei un "maestro"? Ma figuriamoci!!!
Eppure se solo rifletti per un momento sulla immensa quantità di cose che hai imparato nella tua vita, sulle innumerevoli competenze che hai sviluppato in ogni ambito, da quello motorio a quello razionale... 
Pensa soltanto alle tue abilità linguistiche, comunicative, ideative... 
Ogni singola cosa che tu sai fare, dalla più semplice alla più complessa è in realtà un miracolo di complessità e e equilibrio. 
La verità è che in quanto essere umano sei un meraviglioso e naturale arcobaleno di abilità talenti e potenzialità. 
La maestria è una tua innata qualità!
Ma veniamo alla musica...
Com'è allora che nella musica solo alcuni diventano effettivamente dei maestri mentre altri, nonostante l'impegno e gli sforzi, non raggiungono mai i loro obbiettivi?
Secondo Kenny Werner, il pianista autore del libro "Effortless Mastery" (maestria senza sforzo), la maestria è la capacità di eseguire una musica sempre perfettamente e senza sforzo.
Secondo la definizione di Kenny Werner, le cose che sai fare con maestria, sono già moltissime: fai fatica ad esempio quando porti la forchetta alla bocca per mangiare, ti capita forse di sbagliare mira qualche volta?
Il motivo per cui tu hai raggiunto la maestria nell'usare la forchetta è solo uno: quando eri piccolo hai provato a farlo e hai sbagliato tantissime volte, ma non ti sei scoraggiato; tu hai insistito con determinazione fino a raggiungere il tuo obbiettivo.
Dunque quelli che riconosciamo come “grandi musicisti”  sono semplicemente persone che  hanno coltivato la loro passione con grande determinazione, senza mai scoraggiarsi fino raggiungere l'espressione piena della loro maestria.
Quello che ci impedisce di esprimere pienamente la nostra maestria in musica sono spesso l'impazienza e la superficialità.
Quando studiamo, passiamo spesso all'argomento successivo prima di aver portato a livello di maestria quello che stavamo studiando. 
Ci sembra di perdere tempo a rimanere per ore sullo stesso passaggio musicale o per settimane sullo stesso brano, così lo abbandoniamo prematuramente per passare ad altro e in questo modo tutto quello che impariamo non raggiunge mai l'eccellenza.
Il grande chitarrista Tommy Emmanuel, in un intervista ha detto che lui quando deve imparare un brano, studia solo quello fino a quando non è perfetto!
Se vuoi raggiungere la maestria dunque, quando studi, concentrati sulle piccole cose, sui singoli passaggi da un accordo all'altro, sulla singola frase di una melodia, su un singolo arpeggio della mano destra, ecc....
Fallo in modo rilassato e piacevole.
Insisti finché riesci a eseguire quel passaggio perfettamente e senza sforzo, cioè con maestria, solo allora procedi oltre...
Questo è Guitar Mindfulness!
Stay Tuned!
Manuel


https://guitarmindfulness.it/squeeze-guitar-mindfulness-con-video/


sabato 26 gennaio 2019

Kenny Poole

Biografia





giovedì 24 gennaio 2019

Chitarrista, cosa ti serve davvero?

Sono ormai parecchi anni che scrivo sulla "Via della chitarra jazz" è a furia di percorrerne gli infinti sentieri ho scoperto qualcosa di veramente nuovo per aiutare chi come me ha scelto la chitarra come strumento per esprimersi.


Non è semplice spiegare cos'è il Guitar Mindfulness, la nuova disciplina che ho scoperto, ma quello che è certo è che è una chiave potente per sviluppare al massimo le abilità del chitarrista.

In questo e nei prossimi articoli che seguiranno ti introdurrò alcuni principi su cui si fonda questo nuovo metodo per i chitarristi.

Già, perché nonostante spesso non ne siamo consapevoli, anche quando scegliamo un corso di musica per coltivare la nostra passione, alla base di quel programma c'è sempre un pensiero, dei valori, delle idee:

Successo, professionismo, competizione, tecnicismo...

Di solito sono proprio questi i principi che guidano la maggior parte delle proposte didattiche per il chitarrista, tutte cose che secondo me con la musica centrano davvero poco!

Il Guitar Mindfulness invece si fonda su tutt'altro...

Ecco dunque il primo dei principi del Guitar Mindfulness di cui ti voglio parlare:


La FIDUCIA


Il GM è un modo di affrontare il percorso di crescita musicale basato sulla Fiducia
Django Reinhardt
Molti quando decidono di iniziare un percorso di studio con la chitarra lo fanno partendo da una scarsa fiducia nelle proprie capacità musicali e dall’idea di non avere abbastanza talento
Questo sentimento spesso deriva da esperienze passate, a volte legate all’infanzia, in cui siamo stati oggetto di giudizi negativi che in qualche modo ci hanno istillato l’idea di non essere adeguati, di essere inferiori ad altri, o addirittura di essere “sbagliati”. 
Nel GM si tiene conto di questo tipo di meccanismi negativi e s’impara a riconoscere e a “riscoprire” le proprie capacità e i propri talenti per metterli finalmente al servizio della musica.

Dunque se anche tu senti di non credere fino in fondo alle tue capacità, allora il Guitar Mindfulness potrebbe dare un forte impulso alla tua musica, aiutandoti a esprimerti come vorresti.
Vuoi saperne di più?
C'è in omaggio per te un mini-corso di Guitar Mindfulness!


Clicca sull'immagine qui sotto!


https://guitarmindfulness.it/squeeze-guitar-mindfulness-con-video/

mercoledì 23 gennaio 2019

Julian Lage

biografia

Nato il 25 dicembre del 1987, Julian Lage è stato un bambino prodigio in campo musicale iniziando a suonare in pubblico alla tenera età di sei anni. Grazie al suo straordinario talento, nel 1997 è stato il protagonista del documentario “Jules at Eight” nominato per un Academy Award. A 13 anni si è esibito alla cerimonia dei Grammy Awards 2000.

La sua formazione comprende la frequenza presso il Conservatorio di San Francisco, gli studi presso l’Università Statale di Sonoma, l’Ali Akbar College of Music e il diploma presso il Berklee College of Music di Boston dove è stato seguito, fra gli altri, da Gary Burton che l’ha voluto con sé nel suo cd del 2004 “Generations” e nel cd del 2005 “Next Generation” in cui, oltre all’allora diciasettenne Lage, suonano altri giovanissimi talenti scoperti dal grande vibrafonista.

Molto apprezzato e stimato nell’ambiente jazz statunitense, Julian ha collaborato anche con musicisti del calibro di Jim Hall, Herbie Hancock, Fred Hersch, Christian McBride, Eric Harland e Larry Grenadier, Bela Fleck e Antonio Sanchez, per citarne solo alcuni. Il suo album di debutto, “Sounding Point”, esce nel 2009 e vede la partecipazione, oltre agli straordinari musicisti del “Julian Lage Group” Ben Roseth, Aristides Rivas, Jorge Roeder e Tupac Mantilla, del giovane pianista Taylor Egisti, del virtuoso banjoista Bela Fleck e del mandolinista Chris Thile.

 Oltre a un’ottima accoglienza da parte della critica specializzata, il lavoro riceve la nomination per il Grammy Award 2010 nella categoria “Best Contemporary Jazz Album”. Col suo gruppo si è esibito in festival prestigiosi come quelli di Monterey, Londra, Umbria, Newport, North Sea e San Francisco. Il suo secondo cd è del 2011 e ha per titolo “Gladwell”.













Chuck Loeb

Chuck Loeb (Nyack, 7 dicembre 1955 – 31 luglio 2017) è stato un chitarrista statunitense. Ha studiato con insegnanti di musica locali poi si è spostato a Philadelphia, dove divenne allievo del chitarrista jazz Dennis Sandole. Si spostò successivamente a New York, dove studiò con Jim Hall. Per due anni ha frequentato il Berklee College of Music di Boston.
Nel 1979 è diventato membro del gruppo di accompagnamento di Stan Getz. Negli anni '80 è entrato a far parte della formazione degli Steps Ahead.

Nel 1989 ha esordito da solista con l'album My Shining Hour, pubblicato per l'etichetta discografica giapponese Pony Canyon. La successiva produzione è stata gestita dalla DMP negli anni '90 e poi per lungo tempo dalla Shanachie Records.

Nel 2010 ha sostituito Larry Carlton come chitarrista del gruppo Fourplay.





martedì 22 gennaio 2019

Lage Lund

Lage Lund,  giovane chitarrista norvegese stabilitosi da qualche anno negli USA, è uno dei chitarristi emergenti della scena jazzistica di New York, città dove si è trasferito dal 2002 per frequentare la Juilliard School dopo avere completato i suoi studi presso il Berklee College of Music di Boston. Vincitore nel 2005 del Thelonious Monk Award, in questi anni Lund ha costruito la propria reputazione musicale sul campo, con una lunga serie di esibizioni alla guida di propri gruppi in club come il 55 Bar o lo Small's, oltre che collaborando con musicisti quali Seamus Blake o David Sanchez, avendo modo di mettere a punto uno stile che evidenzia grande maturità e peso specifico musicale, attraverso una notevole maestria armonico - ritmica governata da una sofisticata compiutezza espressiva, qualità avvertibili sia come improvvisatore che come compositore di propri brani e riconosciutegli dalla critica USA più attenta. 



https://guitarmindfulness.it/jazz-harmony/

analisi armonica di "Wave" (Jobim) a cura di Manuel Consigli


Qui sotto trovi 3 video dedicati all'analisi armonica di "Wave" di Tom Jobim, un brano molto ricco armonicamente che offre numerosi spunti per la comprensione dell'armonia funzionale e che rivela la grande perizia compositiva del celebre musicista brasiliano. 

Prima parte




Seconda parte





Terza parte





https://guitarmindfulness.it/jazz-harmony/