domenica 13 luglio 2014

La zona segreta dell’apprendimento parte quarta: La risonanza


"Devo rinunciare a ciò che sono per diventare ciò che voglio essere".

                                                                                            Albert Einstein 




Quest’articolo parla della zona segreta dell’apprendimento nel suo aspetto più profondo…

Molto profondo!

Avverto il rischio di sembrarti presuntuoso a scrivere di questi argomenti su un blog dedicato alla chitarra.

Potresti prendermi per matto o pensare che abbia fumato qualcosa di molto strano… :-)

Che sia chiaro dunque:

Ti parlo di queste cose solo perché penso che siano davvero importanti per chi è in un percorso di crescita artistica e, se frequenti questo Blog, probabilmente lo sei.

Sappi però che non ho certezze su certi argomenti e che condivido con te le mie riflessioni con umiltà e senza alcuna pretesa di convincerti.

D’altra parte ci sono tante cose che sfuggono alla nostra comprensione, basta alzare lo sguardo verso la profondità di una notte stellata per rendersene conto.

Il mito della caverna

Quello di cui ti sto per parlare riguarda la percezione, un argomento fondamentale per un musicista e più in generale la percezione della realtà.

Già 2500 anni fa Platone, nel suo Mito della caverna, metteva in dubbio la nostra stessa percezione della realtà e oggi la psicologia moderna, la fisica quantistica e l’attuale biologia sembrano convergere verso nuove interpretazioni sempre più vicine agli insegnamenti dei maestri di ogni tempo.

Ti invito dunque ad aprirti al dubbio, e a seguirmi ancora in questo percorso di riflessione, che mi auguro possa aprire per te una nuova prospettiva nel tuo modo di essere musicista. 




Il concetto di risonanza

Come ti ho detto nell’articolo precedente, stavo approfondendo il concetto di zona segreta dell’apprendimento e mi resi conto dell’esistenza di due diversi livelli di studio, il primo basato sull’imitazione e il secondo sulla risonanza.

Studiando il concetto di “risonanza” mi sono imbattuto nel video di una conferenza del fisico Emilio Del Giudice e sono rimasto molto colpito dalle sue parole.

A parte l’impressionante pertinenza con gli argomenti che stavo trattando, quello che mi ha colpito è la rappresentazione della realtà che la fisica moderna ci descrive, una realtà che nella vita ordinaria tende a sfuggire alla nostra consapevolezza, forse anche perché siamo ancora profondamente condizionati dalla visione scientifica di Galileo e Newton.
Puoi ascoltare tu stesso la conferenza di Emilio Del Giudice nel video qui sotto ma ecco in sintesi cosa dice. 
Nello schema galileiano e newtoniano la natura è concepita come un insieme di corpi separabili che agiscono fra di loro soltanto dall’esterno attraverso l’uso della forza, cioè scambiandosi energia.
Questo postulato della fisica classica crollò 110 anni fa, non solo perché entrò in contrasto con i fatti sperimentali ma perché risultò logicamente contraddittorio al suo interno, quando la meccanica classica e la termodinamica classica entrarono in contraddizione matematica fra loro.
Quindi l’affermazione che la natura può essere descritta come un insieme di corpi legati da forze è falsa:
C’è qualcos’altro.
Cos’altro c’è?
C’è il vuoto quantistico.

Il vuoto quantistico
C’è un nuovo oggetto fisico non spaziale, non localizzabile, che si è convenuto chiamare “ vuoto quantistico”.
Il vuoto è qualcosa, cioè non è il nulla.
È un oggetto suscettibile di oscillazioni.
Non coincide con lo spazio vuoto perché è una struttura che precede lo spazio- tempo.

È un oggetto capace di interagire con tutti i corpi.
Nella visione quantistica nessun corpo è mai isolabile:

un corpo può essere isolato dagli altri corpi ma non potrà mai essere isolato dal vuoto.

La relazione di ogni corpo con il vuoto crea nel corpo un’oscillazione.   

Nessun oggetto al mondo, incluso il vuoto medesimo, è libero di non oscillare.

Forza e oscillazione

La dinamica della natura descritta dalla fisica contemporanea comprende allo stesso tempo le dimensioni della forza e dell’oscillazione.

Nel senso che ci sono sempre elementi di forza (moto dall’esterno, disconnessione) e elementi di risonanza (moto dall’interno, connessione).

Alcuni oggetti possono oscillare in fase e anche esercitare delle forze tra di loro e l’applicazione di una forza può rompere l’oscillazione in fase.

Ecco un esempio che descrive chiaramente: due ballerini danzano e poi mentre danzano litigano e uno dei due schiaffeggia l’altro - cioè applica una forza - e la danza finisce.

Ma c’è una cosa importante da sapere:

Il mondo della forza richiede lo spazio-tempo:

Forza, energia e materia seguono il principio di causalità nel senso che non si può avere un effetto prima che l’agente causale sia presente nel luogo.

il mondo della fase (parola tecnica per indicare l’oscillazione) invece è al di fuori dello spazio tempo e viola il principio di causalità.

Questo vuol dire che una relazione di fase può viaggiare a velocità infinita. Può connettere tra loro due oggetti distanti non solo nello spazio ma anche nel tempo.

Questo vuol dire che io posso risuonare (ad esempio avere un rapporto telepatico) con un essere che vive nella costellazione di Andromeda, oppure con uno che sia vissuto mille anni fa o che vivrà tra mille anni.

Queste sono le meraviglie del paradigma quantistico.

In questo senso cosa diventa il vuoto?

Diventa l’archivio di tutte le esperienze naturali che ci sono state, ci sono e ci saranno. Ogni cosa che avviene nell’universo corrisponde a una qualche fluttuazione e queste informazioni vengono registrate nel vuoto quantistico a cui chiunque può attingere, e quindi chiunque si può mettere in relazione con chiunque altro.

Sono parole di uno scienziato, impressionante non trovi?

Ora la domanda è:

Quali applicazioni pratiche può avere nella nostra vita concreta, di esseri umani e musicisti, quello che ci dice oggi la scienza?

Cosa ci impedisce di avere consapevolezza di questa realtà scientifica?

Cosa ci impedisce di percepire questo stato di connessione che la scienza descrive come la nostra vera realtà?

Cosa ci impedisce di accedere alla dimensione al di fuori dello spazio-tempo del mondo dell’oscillazione e ci costringe a vivere come esseri dominati da forze, separati gli uni dagli altri e dalla natura?

Anche se abbiamo tutti l’esperienza diretta o indiretta di stati di connessione, che si manifestano con momenti di particolare empatia o d’intuizione, essi rappresentano più l’eccezione che la norma e le persone che mostrano particolari capacità di connessione, acquistano immediatamente un fascino misterioso.

Lo studioso, psicologo e matematico Haim Baharier, promotore dell'economia di giustizia, racconta ad esempio, che nella Parigi della seconda guerra mondiale, quando era ancora un bambino, frequentava la sua casa paterna un clochard di nome Shoushanì, che parlava almeno quaranta lingue diverse e conosceva qualsiasi disciplina umanistica o scientifica al punto da poter sostituire importanti studiosi durante le loro lezioni o in laboratorio.

Noi chitarristi conosciamo a fondo la vibrazione, ne facciamo esperienza tutti i giorni, con i suoni, con le dita sulle corde. Sappiamo produrre un’oscillazione e sappiamo bloccarla. Sappiamo entrare in sincronia con il ritmo degli altri e creare armonie, oscillando con gli altri nel flusso della musica.

Ma la realtà che ci descrive la scienza lascia intuire molto di più di questo…

Si tratta di attingere dal vuoto quantistico l’essenza stessa della musica.

Non si tratta solo di fare musica, si tratta di essere la musica.

Esiste dunque una porta di accesso al mondo della fase?

Esiste una chiave?

Ne parleremo nel prossimo articolo...

Stay in tune

Manuel Consigli

P.S.
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Julian Lage

Biografia e discografia