lunedì 16 giugno 2014

La zona segreta dell'apprendimento (parte terza): il vento tra le foglie



Vivo in una grande città e ho la fortuna di abitare da poco una casa col giardino, un piccolo pezzo di terra all’ombra di due noccioli, un albero di cachi e un fico.
È incredibile come basti poco alla natura per esprimere tutta la sua immensa vitalità: da quando abito in questa casa poco distante dal centro di Milano, nel mio giardino sono passati un riccio, due anatre, un picchio, una civetta e molte altre specie di uccelli di cui non conosco il nome, che la mattina mi svegliano con il loro canto. 

A questo punto forse ti starai chiedendo cosa c’entra questa introduzione bucolica con lo studio della musica.

Il fatto è che da qualche giorno cerco le parole per spiegarti finalmente cos’è questa fatidica zona segreta dell’apprendimento-

Oggi è una giornata di vento e sono state proprio le foglie degli alberi scosse dal vento darmi lo spunto che cercavo, più avanti vedremo perché.

Cos’è dunque questa misteriosa “zona segreta dell’apprendimento”?
Come ho già detto nel precedente articolo, si tratta in sostanza di una particolare forma di ascolto, caratterizzata da una forte relazione con la sorgente della musica e che agisce per un ambito temporale circoscritto.

Ti racconto come l’ho scoperta nella sua forma più esteriore e superficiale ma ti avverto, dietro questa semplice pratica di studio si cela una profondità straordinaria che, se vorrai, potrai scoprire.

Qualche tempo fa, Marco il mio maestro d’inglese mi ha suggerito un metodo per migliorare la mia pessima pronuncia. 

Si trattava di scegliere un video su YouTube con un monologo di un madrelingua. Ascoltandolo, poi avrei dovuto, cercare di ripetere esattamente quello che diceva lui copiandone il suono, le pause, L’inflessione della voce, senza interromperlo e senza preoccuparmi di comprendere necessariamente il significato delle parole.
Insomma, avrei dovuto fargli il verso esattamente come facevo da bambino con mia sorella per farle i dispetti.
“Nulla di più facile” pensai: ero bravissimo a fare i dispetti a mia sorella!

Subito dopo però, per deformazione professionale, pensai immediatamente all’applicazione di questo metodo allo studio della chitarra.
Cominciai ad approfondire la cosa e mi resi conto dell’esistenza di due diversi livelli di studio, il primo basato sull’imitazione e il secondo sulla risonanza.
Nel primo livello, che riguarda il “fare”, la relazione fra te e l’oggetto di studio implica distinzione, mentre nel secondo che riguarda l’essere, fra te e il tuo oggetto di studio non c’è più distinzione ma identità.

Ecco dunque le mie riflessioni e le linee guida per ottenere il massimo risultato da questa metodologia.
Partirò dal primo livello, descrivendo i principi, il set, la metodologia, i principali ostacoli da affrontare e ti fornirò alcuni spunti per esercitarsi nella pratica.

Il metodo è sostanzialmente quello di entrare in diretto contatto con l’oggetto di studio, vale a dire un brano oppure una sua parte specifica come il tema o un assolo e cercare di riprodurre quello che si sente, prima con la voce e poi con lo strumento.

Si tratta di un’attività cognitiva che utilizza la memoria a breve termine
La memoria a breve termine (MBT), anche chiamata memoria primaria o attiva, è quella parte di memoria che si ritiene capace di conservare una piccola quantità di informazioni chiamata span (tra i 5 e i 9 elementi) per una durata di 20 secondi circa. È contrapposta alla memoria a lungo termine, capace di conservare una quantità enorme, anche se non infinita, di informazioni.


Credo possa essere interessante sapere cosa dice la scienza in proposito ma se preferisci andare direttamente alla pratica puoi saltare oltre lo schema qui sotto.

Nel 1974 gli studiosi di psicologia cognitiva Alan Baddeley e Graham Hitch descrissero in modo accurato le dinamiche della memoria a breve termine proponendo un nuovo modello di memoria di lavoro (MDL). 


Si tratta di un "modello tripartito" della working memory (poi perfezionato e integrato negli anni anche grazie alle evidenze neuropsicologiche), che prevede l'esistenza di un sistema attenzionale supervisore che controlla il flusso informativo, chiamato "esecutivo centrale", e di tre sottocomponenti funzionali: il loop fonologico, il taccuino visuo-spaziale e il buffer episodico. I sistemi gerarchicamente sottoposti all'esecutivo centrale sono magazzini a breve termine, dedicati alla ritenzione dell'informazione rispettivamente verbale e visuo-spaziale.
l magazzino fonologico può essere concepito come un "orecchio interno", grazie alle sue capacità di ritenere l'informazione sonora del discorso conservandone le proprietà temporali.
Il sistema di ripetizione articolatoria invece, può essere concepito come una "voce interna", che grazie alla ripetizione subvocalica previene il decadimento delle tracce. Il Loop Fonologico potrebbe giocare un ruolo chiave nell'acquisizione del vocabolario, in particolare nella prima infanzia e con tutta probabilità anche nell'apprendimento di una seconda lingua.



Utilizzare la memoria a breve termine nello studio implica dei vantaggi ma anche degli svantaggi, vediamoli:

Vantaggi:
  1. ·      Sei a diretto contatto con la fonte sonora.
  2. ·      La musica ti si presenta direttamente, viva, sotto forma di vibrazione e in tutta la sua complessità timbrica, dinamica, ritmica ed evocativa, tutte qualità assenti quando studi da uno spartito.

Svantaggi:
  1. ·      Siccome la musica si muove nel tempo, hai solo una occasione per provare a ripetere quello che senti. Interrompere per tornare indietro e riprovare ti porterebbe infatti ad uscire dal flusso della musica perdendo la percezione della sua complessità. Non che sia sbagliato interrompere e riprovare ma si tratta di un altro tipo di studio, più analitico che può essere svolto in un altro momento. Il nostro scopo è invece quello di sperimentare l’esperienza della musica nel suo insieme, con le sue dinamiche di tensione e risoluzione che si dispiegano nella forma.
  2.          La memoria a breve termine non ti permette di fissare ciò che hai appreso in modo permanente. Questo significa che se vorrai ottenere risultati duraturi sarà necessario ripetere l’esercizio più volte o svolgere anche uno studio più analitico, che ti permetta di fissare le informazioni. 
Prima di vedere il metodo nella pratica voglio metterti in guardia sugli ostacoli che possono impedirti di raggiungere il risultato e suggerirti le strategie per superarli.

Ostacoli:

·      L’ostacolo principale è rappresentato dal nostro bisogno di avere in mano il controllo della situazioneQuesto bisogno esprime una nostra naturale necessità di sicurezza, che nello studio si avvale degli strumenti di apprendimento che ci hanno insegnato a usare, vale a dire quelli logico-simbolici esercitati dall’emisfero sinistro del cervello. Siamo abituati a dare molta importanza ai dettagli e a essere critici sui risultati, operiamo immediatamente delle verifiche su quello che facciamo e spesso viviamo negativamente i nostri errori.

Qui si tratta invece di utilizzare l’emisfero destro e cogliere prima di tutto la musica nel suo insieme, senza dare troppa importanza ai dettagli che sfuggono. Ti accorgerai paradossalmente che così riuscirai a cogliere mille sfumature nell’articolazione dei suoni, nella pronuncia, nel ritmo.
In pratica se vuoi utilizzare questo metodo, devi lasciarti andare e vivere questa esperienza come se fosse un gioco, senza preoccuparti dei risultati, pensa solo a divertirti!

Per capire come si fa guarda il grande maestro nel video qui sotto (attenzione: il maestro è quello piccolo!)



  • ·      Potresti non avere una sufficiente tecnica strumentale per riprodurre quello che senti. In questo caso significa che per utilizzare in modo completo questo metodo devi potenziare le tue abilità tecnico-strumentali, nel frattempo puoi usare la voce al posto dello strumento.
  • ·      Potresti, pur avendo una tecnica sufficientemente sviluppata, non essere in grado di riprodurre immediatamente sullo strumento quello che senti. In questo caso significa che devi lavorare ancora sul collegamento con il tuo strumento. Anche in questo caso nel frattempo puoi usare la voce al posto dello strumento.
Per studiare in questo modo, dovrai preparare un ambiente adatto, ecco cosa ti servirà:
  • ·          Uno spazio dove non sarai disturbato da nessuno.
    L’ambiente dovrà essere abbastanza spazioso, vedremo dopo il perché.
    Assicurati che nessuno entri in questo spazio durante la tua sessione. Se è necessario chiedi gentilmente ai tuoi famigliari di non interromperti durante lo studio. Quando avrai finito tornerai disponibile e sarai tutto per loro. Spegni il cellulare, e qualunque tipo di avviso di messaggi che potrebbe distrarti.

  •      Un buon impianto per ascoltare la musica anche a volume alto.
  • ·           Il tuo strumento e, se lo utilizzi, il tuo sistema di amplificazione.
    Ora che hai chiari gli strumenti cognitivi che utilizzerai, gli ostacoli da superare, e come organizzare il tuo spazio per esercitarti, vediamo come devi fare per entrare nella “zona”.
  
     Preparazione:

     Accendi il tuo impianto e scegli un brano su cui lavorare.

La prima cosa è entrare nell’ambiente sonoroascoltando il brano, comincia a muoverti nella stanza, lascia che il tuo corpo si muova liberamente stimolato dalla musica. Puoi camminare, saltare, roteare, muovere gli arti, la testa ecc. Ascolta semplicemente quello che il tuo corpo vuole fare e lascialo libero di agire. Non giudicare l’esecuzione dei tuoi movimenti, non è importante che siano belli ma che siano sciolti, flessibili e liberi. 
    
    Ricordi il vento tra le foglie?
    
    Immagina di essere la foglia di un albero, la musica è il vento che ti fa muovere.

Lasciati andare come una foglia di un albero al vento!




Se ti sei lasciato andare in questo modo, molto probabilmente ti sarai sincronizzato con la pulsazione ritmica del brano. 
Se ancora non è successo, cerca di lasciarti andare di più fino a quando i tuoi passi e i tuoi movimenti saranno in sincronia con la pulsazione ritmica del brano.
Ascoltando la musica, cerca di immaginare i musicisti che suonano, prova a visualizzarli mentalmente nel modo più vivido possibile: osserva nella tua mente i loro volti, i loro gesti mentre suonano. Immaginati in mezzo a loro.
Quando questa immagine sarà abbastanza chiara nella tua mente puoi cominciare ad agire.

Esercizio 1
Scegli lo strumento da “copiare”. Può essere il solista oppure uno strumento che accompagna come il basso o la batteria.
Prova a sovrapporti a questo strumento, imitandolo con la voce e con i gesti, continuando a muoverti liberamente nella stanza.
Non ti preoccupare se la tua voce non intona esattamente le stesse note. Concentrati sul ritmo, sul feeling della musica e continua a mantenerti sciolto e flessibile.
Pensa alle note dell’assolo come a un percorso sulle montagne russe. Sei su quell’ottovolante, sali e scendi con quelle note, seguendo il percorso dell’armonia e del ritmo, il gioco di tensioni e di risoluzioni.

Ti accorgerai dopo poco che non è difficile sincronizzarsi con la musica che senti: i motivi melodici e ritmici del solista ti suggeriscono già cosa succederà dopo, prova a indovinare la frase successiva, prova a intuire la prossima risoluzione ritmica e ad esprimerla con la voce e con il movimento.
Esercizio 2
Dopo essere entrato nella “zona” attraverso la preparazione descritta prima, prendi la chitarra. Se suoni da seduto, assicurati che la tua postura sia libera e che ti permetta il massimo dei movimenti.
“Stoppa” le corde con la mano sinistra e, con la mano destra, cerca di sovrapporti allo strumento che scegli eseguendo lo “strumming” sulle corde stoppate. Prova a fare questa cosa cercando di sovrapporti uno dopo l’altro a tutti gli strumenti che suonano in quel brano.
Esercizio 3
Questa volta prova a riprodurre le note che senti con la chitarra. Ti consiglio di utilizzare a questo scopo un brano semplice e lento, con un assolo cantabile.
Prova con questo brano eseguito da Wes Montgomery.




Dopo aver eseguito la procedura di preparazione, prova a riprodurre più volte l’assolo con la voce.
Quando te la senti prova con la chitarra.
Non ti preoccupare se non riesci a riprodurre immediatamente tutto quello che senti. Se riesci a “beccare” qualche nota qua e là è già un buon risultato. Potrai più tardi fare su quel brano un lavoro più analitico e studiare ogni frase singolarmente sul tuo strumento. Ora pensa a divertirti, ricordati si tratta di un gioco. Se ti senti buffo, prova a guardare questo video: 



Questo è tutto per quanto riguarda il primo livello. Nel prossimo articolo ci spingeremo molto oltre, addentrandoci nel concetto di risonanza, cercando, con umiltà, di recepire i messaggi che riceviamo dalla psicologia moderna, dalla fisica quantistica e dalla attuale biologia, insieme ai maestri di ogni tempo.
Ti aspetto nel secondo livello della “zona segreta dell’apprendimento” nel prossimo articolo.
Stai in tune!

Manuel Consigli