martedì 22 aprile 2014

La "zona segreta di apprendimento" (parte seconda)




Cos’è dunque questa misteriosa “zona segreta dell’apprendimento”?

Si tratta in sostanza di una particolare forma di ascolto, caratterizzata da una forte relazione con la sorgente della musica e che agisce per un ambito temporale circoscritto.


Come musicista sai bene che esistono diversi modi di ascoltare.
Puoi farti accompagnare dalla musica chiacchierando con gli amici davanti a un bicchiere di vino…
Puoi ballarla….
Puoi ascoltarla dal vivo sulla poltrona di un teatro o al tavolino di un jazz club…
Puoi condividere l’ascolto con gli altri o essere da solo….
E così via…
Qualsiasi tipo di ascolto è caratterizzato da un certo grado di attività da parte dell’ascoltatore: coinvolgimento emotivo, movimento e attenzione.

La focalizzazione dell’attenzione nella musica in particolare è una capacità molto importante per un musicista, sia nello studio sia durante la performance.
Mi riferisco alla capacità di indirizzare e mantenere l’attenzione su aspetti specifici della musica durante l’ascolto, come ad esempio sulla struttura del brano o su un particolare strumento.
Questo tipo di ascolto analitico è una prerogativa dei musicisti e se vuoi migliorare devi praticarlo molto. Esistono esercizi specifici a riguardo ma mi ripropongo di parlarne in un prossimo articolo.

In ogni tipo di ascolto il grado di coinvolgimento emotivo, movimento e attenzione si presentano come variabili presenti in misura diversa o a volte del tutto assenti.
Facciamo qualche esempio:
  • ·      Se stai ballando in discoteca, potrai essere coinvolto emotivamente dalla musica, ti stai muovendo con la musica ma l’attenzione forse più che essere sulla musica è rivolta alla bionda che balla davanti a te… (l’hai riconosciuta? È la tua compagna di classe delle superiori!)
  • ·      Se stai trascrivendo un assolo di Mike Stern, l’attenzione è super- focalizzata sulla musica, il movimento è assente, a parte quello necessario a mandare indietro la registrazione per riuscire a distinguere, una per una, le mille note della frase. L’emozione in questo caso è pari a zero.

Il tipo di ascolto che caratterizza la “zona segreta dell’apprendimento” invece si distingue dalla presenza ai massimi livelli di tutte e tre queste variabili e di molto altro: sospensione del giudizio, divertimento e gioia, gratificazione, identificazione nella musica e assenza totale dei bisogni dell’ego.

Prima di spiegarti esattamente cos’è la “zona segreta dell’apprendimento” e di come fare per accedervi, voglio parlarti di quella che io considero una sua variante molto interessante, raccontandoti una cosa che mi succedeva da ragazzo. Chissà se è capitato anche a te…

Frequentavo spesso un locale a Milano sui navigli, dove si poteva ascoltare buona musica dal vivo. Il locale era piccolo e i tavolini erano a ridosso del palco. I musicisti erano vicini e vedevo le loro dita muoversi sugli strumenti, i loro volti trasfigurarsi nei gesti esecutivi, l’energia della musica mi investiva con incredibile intensità…
Alla fine del concerto correvo a casa, avevo mezz’ora di strada da fare, la testa piena di musica e un solo pensiero: raggiungere la mia chitarra e suonare! Entravo in casa di nascosto, silenzioso per non svegliare i miei genitori, prendevo la chitarra e correvo a un giardinetto vicino. Suonavo per ore, sulla scia delle impressioni sonore del concerto, fino a quando quell’energia era completamente esaurita. Solo allora, stravolto dal sonno, tornavo quatto quatto a casa.

In seguito ho riflettuto su questo fatto: cosa mi accadeva esattamente?

Alcune particolari esperienze di ascolto hanno il potere di fare vibrare tutto il nostro essere, come se la musica possa mettere in risonanza per simpatia le nostre corde emotive, attivando sensazioni, facoltà immaginative e linguistiche musicali.
Lo stato di eccitazione che ne deriva (non pensare alla bionda!) permane per un certo lasso di tempo per poi esaurirsi ma in quello spazio temporale la musica che abbiamo ascoltato ha spalancato i nostri canali emotivi e percettivi e ha attivato le competenze linguistiche necessarie a fruirne, vale a dire il nostro senso armonico, ritmico, della forma ecc. Siamo in un particolare stato di sensibilità che rappresenta una risorsa preziosa da non sprecare.
In questi momenti è facile sentire delle melodie in testa ed essere particolarmente sciolti ritmicamente. Sono momenti in cui se ti metti a suonare può capitarti di comporre un brano di getto oppure di scoprire qualcosa di importante sulla musica e sul modo di suonare che fino ad allora non avevi colto. Si tratta di occasioni importanti per la tua crescita musicale e artistica, non le sprecare!

La situazione che ti ho descritto rappresenta come ti ho detto una variante della “zona segreta di apprendimento”.
Questa particolare sensibilità scaturisce da un’esperienza musicale intensa come ascoltatori, che provoca in noi un stato di eccitamento o “ispirazione” che permane per una certa durata per poi esaurirsi. Sulla scia di queste sensazioni è possibile suonare sfruttando il temporaneo potenziamento delle nostre facoltà musicali.

Per poter avere un’esperienza musicale intensa come ascoltatori è necessario però essere aperti a ricevere. Io allora ero pieno di passione e di curiosità, ero giovane e tutto era nuovo. Può capitare invece che alcune istanze del nostro ego ci impediscano di accostarci a queste occasioni con la necessaria apertura: un eccessivo senso critico, un approccio troppo razionale o sentimenti di competizione o invidia verso i musicisti che stanno suonando. Tutte queste cose hanno il potere di irrigidirci, impedendoci di vibrare insieme alla musica. Evita quindi di trattenere queste emozioni e resta aperto per ricevere questo dono, pensa: qualcuno sta suonando per te!

Quello che hai letto riguardo a questa variante della “zona segreta di apprendimento” ti servirà per comprendere meglio quello che può avvenire dentro di te quando entrerai nella “zona segreta di apprendimento” e il tipo di atteggiamento più efficace per ricevere il massimo beneficio da questa esperienza.
Tra qualche giorno (finalmente!) pubblicherò l’ultima parte dedicata alla “zona segreta di apprendimento” e agli esercizi pratici.

Ti ringrazio per l’interesse e ti sarò grato se vorrai mandarmi un tuo feed-back, mi aiuterebbe a essere più chiaro possibile e potrebbe essere utile anche agli altri numerosissimi lettori, quindi non essere timido: lascia un tuo commento!

Stay in tune!

Manuel Consigli

4 commenti:

lorenzo ha detto...

Carissimo Manuel,
condivido pienamente il commento di Andrea, e questo in parte mi consola. Anche
io ho studiato molti metodi, forse male, compreso il Daccò (per mezzo del quale
ci siamo conosciuti), sospeso lo studio di quest'ultimo devo dire però che da quando sono passato al metodo di
Garrison Fewell, grazie al suo approccio pragmatico e sintetico, riesco a
vedere Wes più umano. Preciso che per me la musica non è la mia prima
occupazione. Però devo dirti, forse sarà pura illusione, che nonostante i miei
54 anni di sconfitte musicali, non riconoscendomi nei vari standards
individuali oggi in auge (es. interesse per calcio, televisione spazzatura
eccc..), ancora oggi i miei riferimenti emozionali sono sempre i musicisti e la
musica. I miei eroi che ho visto dal vivo nel corso degli anni come Miles
Davis, Scofield, R. Ford. Pat, Chuck Berry, B.B. King, Miles Davis, Ray Chales,
Mingus Dinasty, Benson, Brubek, James Brown e tanti altri che ora non mi
vengono in mente, riescono a darmi una soddisfazione davvero impagabile tanto
da riuscire, a volte con sacrificio, ad imbracciare tutti giorni la mia
chitarra cercando sempre di migliorarmi. In più per me la musica è come una
medicina: mi fa stare bene.
I Tuoi suggerimenti, infine, ritengo siano molto interessanti, in quanto non
li ho mai trovati nei svariati metodi che ho letto. Ad essere sincero, ed è
sembrato strano anche a me stesso, quando ho cercato di applicarli, forse è una
mia impressione, ne ho sentito giovamento soprattutto nelle performances Live.
Quindi anche se non sarà possibile presenziare ai tuoi incontri, data la
distanza che ci separa, sappi che apprezzo molto la tua didattica e che ti
seguo sempre nel tuo sito.

sauroannarelli@alice.it ha detto...

ok lascio un commento... te la sei cercata...è un po di tempo che ti seguo ...esploro il sito ....non sono un chit jazz ....troppo complesso x la mia musicalitá...ci ho provato.. ho trascritto soli di ccristian,wes mont, g benson ...ho creato anche accomp in wbass.. .posso accompagnare(se ho la parte davanti o l'ho studiata) ...ma improvv non mi azzardo ..questi articoli sono interessanti...ma almeno x me la questione da sbloccare ( se mai sará possibile)....e piu basilare.... comunque aspetto la prossima

Magnus ha detto...

Grazie Manuel per questa "lezione"!
Credo che lo stimolo adrenalinico musicale dopo un concerto sia condiviso da molti musicisti e si presenta soprattutto la sera tardi quando il silenzio intorno ci permette di focalizzarci sui nostri pensieri melodici. Forse è capitato anche a te di trovarti a letto con melodie ed armonie in testa in cui tutto girava alla perfezione!
In quei casi sarebbe opportuno avere un registratore a portata di mano, per poi magari scoprire la mattina dopo che quel pezzo in testa assomiglia troppo ad uno standard, o che semplicemente la melodia meravigliosa non lo è così tanto.
La cosa importante comunque è aver permesso alla tua energia di trovare un canale positivo per esprimersi!

Andrea Mombelli ha detto...

Prima di tutto un ringraziamento a Manuel per l'aiuto nel comprendere il libro del prof Daccò. Secondo: i primi tempi in cui abbracciavo la chitarra e cercavo di suonare i pezzi deli Who o dei Velvet o dei Beatles (allora ero immerso nell'ascolto della musica pop-rock dei '60), avevo una certa propensione alla composizione (non scritta) di brani miei; la ritmica, la melodia, un semplice fraseggio ed eventualmente una parte cantata (se non sussurrata) per un brano che esprimesse soprattutto lo stato d'animo del momento. Col tempo e soprattutto con lo studio ho perso quella spontaneità; ma che dirvi, adoro studiare chitarra nelle sue mille sfumature. Rimango quindi un attesa, come voi tutti, di una via d'uscita per un apprendimento che (ri)porti a quella spontaneità che è andata scemando lungo la strada della conoscenza. Ciao