domenica 20 aprile 2014

La zona segreta dell’apprendimento

                     "Child Studying Under Tree" by jannoon028

Forse sai già tutto sulla scala superlocria e hai studiato tutti i libri di armonia del mondo, le tue mani potrebbero doppiare quelle di Bireli Lagrene suonando Cherokee a 350 bpm eppure senti che ancora qualcosa non funziona…

La pronuncia ha ancora quella familiare cadenza bergamasca che ricorda la parlata di tuo nonno e lo swing, che hai tanto studiato scomponendo le terzine per il numero atomico di tutti gli elementi della tavola periodica di Mendeleev sembra scappare in Russia appena cominci a suonare…

Forse ti è sfuggito qualcosa?

Voglio farti una domanda…

Qual’è il periodo della tua vita in cui hai imparato di più?

Forse quando frequentavi l’università e macinavi volumi di più di 1000 pagine?

Forse alle superiori, quando il tuo povero cervello lottava con gli ormoni scatenati dalla bionda seduta davanti a te? (perdendo clamorosamente)

Non credo che sia stato allora.

Eri molto più piccolo…

Piccolissimo!

Eri al sicuro, fra le braccia di tua madre che ti tenevano con tenerezza.

È stato lì che hai pronunciato le prime parole.

In uno stato di amorevole connessione dove il tuo IO non si era ancora distinto.

Fu allora che cominciasti a imparare la tua lingua e ad apprendere tutti gli schemi motori necessari alla tua sopravvivenza.

Fu in un preciso ambiente e in uno stato di forte relazione.

La tua mente allora non pretendeva di capire e non ordinava i concetti in categorie logiche e sistemi: allora tu eri solo suono e movimento, immerso in un’amorevole relazione.

Crescendo hai poco a poco abbandonato quel modo di imparare potentissimo e allo stesso tempo semplice e intuitivo, pieno di fiducia e gratificazione.

Hai conosciuto il piacere del ragionamento, e da musicista hai scelto di studiare e di conoscere.

Un’ottima scelta: l’apprendimento di un linguaggio passa anche attraverso lo studio della grammatica, della sintassi, della letteratura e dell’analisi.

Personalmente ho sempre diffidato di chi cita come esempio grandi musicisti che non sapevano neanche leggere la musica, sostenendo che studiare non serve, che rovina la spontaneità ecc.

Potendo scegliere fra sapere e non sapere, credimi, è meglio sapere!

Ma sapere non basta, ed è qui che forse ti è sfuggito qualcosa.

Se vuoi imparare l’inglese il modo più efficace e veloce è andare in Inghilterra, parlare con la gente, entrare in relazione con le persone usando quella lingua.

Devi “buttarti”, rischiando a volte di sbagliare e di fare brutta figura…

Very wells ;)

Ecco il punto: la musica è un linguaggio!

Per impararla devi entrare nel suo ambiente e creare relazioni.

Anche se non siamo nati a Kansas City nel ’45, quando il bebop sgorgava impetuoso dal sax di Charlie Parker e dalla tromba di Dizzy, I musicisti che hanno suonato prima di noi ci hanno lasciato in dono un fiume di bellezza che spetta a noi raccogliere e alimentare.

È importante sentire con essi un senso di connessione e affidarsi a loro, cercare con essi una relazione nel suono e nel movimento.

In un certo senso, in quanto musicisti, siamo tutti figli loro: siamo figli di Wes, di Django, di Jim Hall


Puoi scegliere a chi affidarti per ritrovare quel modo di imparare intuitivo, semplice e potentissimo che avevi da bambino.

C’è una zona segreta dell’apprendimento, dove questo può accadere.

Dove l’apprendimento si fa istinto, movimento e relazione.

Nel prossimo articolo ti spiegherò cos’è questa “zona segreta” e come fare per accedervi e nel prossimo Stage "Il Cerchio dell'Eccellenza" potremo sperimentare insieme alcuni esercizi pratici.
Stay in tune!
Manuel Consigli
P.S.
Non dimenticare di lasciare un tuo commento, te ne sarò grato!

6 commenti:

Andrea Mombelli ha detto...

Caro Manuel, sottoscrivo completamente le parole del tuo articolo.
Da "principiantista" dello strumento, perchè quello sono, ritengo che dopo tanto studiare, ed ancora studio (Studi didattici di F. Daccò), mi manchi veramente qualcosa. La spontaneità, la sicurezza e la padronanza le si acquisiscono, è vero, con gli anni, altre cose, invece, rimangono come sospese, in attesa di essere colte. Al momento sono in quella fase che chiamerei "sus". A presto.

Andrea Mombelli ha detto...

Caro Manuel sottoscrivo completamente tutte le parole del tuo articolo.
Da "principiantista" della chitarra, quale sono, ritengo veramente che mi manchi qualcosa. La spontaneità, la fluidità, la sicurezza le si acquisiscono negli anni, è vero, ma altre cose, invece, rimangono come sospese, in attesa di essere colte. Ecco, in questo momento mi trovo in questa situazione che definirei di "sus". Rimango in attesa... Grazie

Matteo Gritta ha detto...

interessante, aspetto il prossimo articolo

Anonimo ha detto...

bell'articolo e sicuramente accende la curiosità su quanto scriverai prossimamente.
bellissimo sito pieno di cose interessanti e utili.

Anonimo ha detto...

Bellissimo. Un inizio di nuovo percorso. Affascinato e curioso!

Anonimo ha detto...

Articolo interessante. Da tanto tempo posseggo gli studi di Filippo Dacco'.Ancora non sono riuscito a decifrare la prima pagina. Ti sarei grato se potessi parlare con te a tal proposito. Grazie. Saluti