mercoledì 1 aprile 2015

Lo studio efficace (parte settima): l'illusione dello strumento e il segnale di Dizzy

Prima di dirti cosa pensava il grande Dizzy Gillespie mentre suonava, voglio farti una domanda: quando imbracci la tua chitarra e suoni, qual è il vero strumento? Voglio dire quello più importante, la vera sorgente della tua musica. 

È la tua chitarra o sei piuttosto tu?

Da dove arrivano le idee musicali che si esprimono quando suoni, e il ritmo, il senso della forma, le emozioni…?

Ecco il grande equivoco e ti assicuro che in tanti ci cascano, a volte arrivando a spendere un capitale in strumentazione nella continua ricerca di un “suono” che dovrebbero prima di tutto cercare in loro stessi:

Sei tu il vero strumento musicale, non la tua chitarra!

Questa è l’idea che devi avere ben chiara se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi di musicista.
Prova a mettere in atto questa piccola rivoluzione nel tuo
modo di vedere la questione e
otterrai grandi risultati.

Non è forse vero che la maggior parte delle competenze di un musicista riguardano la sua stessa persona?
Il senso ritmico, quello melodico, la conoscenza dell’armonia, del repertorio, la capacità di ascoltare, di comunicare etc. sono dentro di te, non nella tua chitarra!

Le abilità strumentali rappresentano l’ultimo passaggio necessario all’espressione musicale. Questo non significa affatto che devi trascurare lo studio strumentale ma spostare l’attenzione su di te è fondamentale se vuoi davvero raggiungere i tuoi obiettivi.

Abbiamo detto quindi che:

Sei tu il vero strumento musicale, non la tua chitarra.

Sei d’accordo?

Se interpreti nella sua profondità questa semplice frase potrai ottenere, come prima cosa, un vantaggio enorme e immediato:

Avrai sempre con te il tuo strumento musicale, cioè te stesso!

Qualunque momento della tua giornata può essere usato per migliorare le tue qualità di musicista.

Ecco che nella tua giornata ogni tua azione può rivelarsi un’occasione preziosa per progredire verso i tuoi obiettivi musicali.
Questo significa “essere un musicista”, indipendentemente dalla professione che svolgi! 

Nell'esecuzione musicale sono coinvolti:

  • la mente
  • il corpo
  • le emozioni
tutti e tre possono essere allenati.

E lo dovrai fare al massimo livello possibile, perché questo è quello che richiede la performance musicale.

Lo studio e la performance sono due attività molto diverse fra loro. 

Anche se condividono alcuni aspetti, la prima è sostanzialmente orientata dall'esterno verso l'interno, la seconda, al contrario è orientata dall'interno verso l'esterno.

Mentre nello studio si interiorizza la musica, la sua grammatica, la sua tecnica ecc.

Nella performance il segnale che proviene dal nostro immaginario musicale viene "proiettato" all'esterno. 

Se il segnale è abbastanza forte e vivido, le tue mani faranno di tutto per esprimerlo.

Ecco il punto: 

metti la tua attenzione sul segnale.

Prima di suonare una frase, ad esempio, cerca di sentirla nella tua testa.

Cantala mentalmente.

Ora, sempre mentalmente, cantala più forte, gridala!

Ecco dunque, cosa pensava Dizzy Gillespie mentre suonava?

 Non pensava:

sha- ba- doo- bop

bensì:

sha- ba- doo- bop!!!



Ascolta nel video qui sotto le parole di Hal Galper, un grande maestro.

Buona musica! 
Manuel Consigli



3 commenti:

Anonimo ha detto...

illuminanti Kochevitsky e Bret Primack (Hal Galper esiste?) ipercalorico blog

Manuel Consigli ha detto...

Ciao, potresti gentilmente firmare il tuo commento? Grazie!
Manuel

antodev ha detto...

Avevo fatto un ragionamento simile tempo fa, ma al contrario. Mi rendevo conto che non ero in grado di suonare come mi sarebbe piaciuto e pensavo fosse solo una questione di tecnica, così ad un certo punto mi sono chiesto : ma quello che vorrei suonare lo saprei almeno "pensare" ? ...la risposta fu comunque negativa :-) nel senso che anche pensando la musica mi rendevo conto che non era nitida e c'era da lavorare anche su quello.