sabato 21 aprile 2012

Le Pentafoniche binarie (di Giovanni Monteforte)



Il modo più spontaneo e naturale di suonare la chitarra è in “Quadruplo” o “Interhand”;
Mentre si suona non si pensa, si ”disinnesca il cervello”, tantomeno si può pensare alle diteggiature, domina il sentire, “il dito va dove l’orecchio sente”, non si guarda la tastiera oppure gli occhi sono chiusi perché si è concentrati nell’esternare il fluire interiore delle intuizioni musicali. Non si tratta di ideazioni razionali, ma di intuizioni che vengono dal profondo di noi stessi, dal sentimento; così accade ai temperamenti artistici puristi che hanno compiuto l’esperienza didattica propedeutica a questo obbiettivo (scuola tristaniana in primis). Le frasi fatte (patterns), i percorsi collaudati e ricorrenti (materiali di riempimento), per quanto inevitabili, vanno controllati e limitati allo stretto necessario. Per questo la maggiore importanza viene data alla pratica dei “dettati vocali-strumentali”.
In musica vi sono strutture armonico-melodiche fondamentali per allargare in nostro campo percettivo verso dimensioni più complesse ed evolute, queste sono le Pentafoniche (12357 e 13567). Alla chitarra esse trovano una applicazione simmetrica a due note per corda (binaria). Questo tipo di diteggiatura costringe spessissimo la mano ad allargamenti che possono risultare innaturali, paradossalmente questa caratteristica risulta ottimale per evitare di eseguire meccanicamente queste strutture. Esse vanno praticate a due note per corda per tre ordini di ragioni:

a) Sono un ottimo esercizio di ginnastica che infonde forza ed elasticità alla mano; 

b) Sono un occasione per divenire consapevoli razionalmente dei meccanismi simmetrici della tastiera;

c) Costituiscono una peculiare esperienza di ear-training che mette in sintonia con una nuova e più profonda dimensione della sintassi tonale.

Ciò contribuisce alla maturazione musicale e influisce sul conseguente fraseggio infatti, 
anche senza eseguire volontariamente le pentafoniche, esse emergeranno spontaneamente e inconsapevolmente nelle linee melodiche e il fraseggio sgorgherà e fluirà liberamente. 



Giovanni Monteforte


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2 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao Manuel, ho appena letto lo scritto di Monteforte che enfatizza lo studio delle pentatoniche da porre all'inizio dello studio per "allargare in nostro campo percettivo verso dimensioni più complesse ed evolute". Tutto ciò non è diverso da quanto proponi tu nel tuo libro? E poi che si significa suonare "in quadruplo"? o "interhand"? grazie

Manuel Consigli ha detto...

Ciao, come ti chiami?
Penso che la pluralità di punti di vista sia un valore irrinunciabile, spero che diventi una caratteristica di questo sito e penso che sia indispensabile nell'approccio allo studio e all'arte. Non è mai sbagliato imparare qualcosa, specie se suggerito da un grande didatta come Monteforte. Leggi gli altri suoi articoli, troverai la risposta all'altra domanda.

Un caro saluto!

Manuel