sabato 28 aprile 2012

Lo studio efficace (parte sesta): il timing e la percezione del tempo



Si dice che la musica sia “l’arte del tempo”.
Io aggiungerei che la musica è “l’arte del tempo presente”!

Essere nel presente è una condizione fondamentale per un musicista.

Ma cosa significa essere nel presente?

Vuole dire avere l’attenzione focalizzata sulle percezioni sensoriali del “qui e ora”:

La qualità del “timing”, cioè della precisa collocazione dei suoni nel tempo è strettamente connessa a questa condizione percettiva.

la frase “Andare a tempo”, nel suo significato più profondo, vuole dire:
Sincronizzare il proprio flusso percettivo con il flusso musicale.

Ecco un semplice esercizio per esercitare questa “condizione”. Puoi farlo in qualunque momento per focalizzare la tua attenzione sul “qui e ora”.
Ripetilo spesso durante la giornata per imparare ad accedere con facilità a questo stato percettivo prima di suonare.

Esercizio:
Racconta a te stesso cosa vedi, ascolti e senti nell’ambiente. A questa serie di resoconti fai seguire un’affermazione che riguarda lo stato fisico, mentale o emotivo associato all’azione che stai per compiere. Ad esempio:

1) Vedo la finestra
2) Sento le voci dei bambini che giocano giù in cortile
3)Percepisco i punti di appoggio
4) Sono pronto per suonare con grande concentrazione.





Buona musica!
Manuel Consigli

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mercoledì 25 aprile 2012

Jimmy Raney

Biografia e discografia

lunedì 23 aprile 2012

Tuck Andress

Biografia e discografia

sabato 21 aprile 2012

Le Pentafoniche binarie (di Giovanni Monteforte)



Il modo più spontaneo e naturale di suonare la chitarra è in “Quadruplo” o “Interhand”;
Mentre si suona non si pensa, si ”disinnesca il cervello”, tantomeno si può pensare alle diteggiature, domina il sentire, “il dito va dove l’orecchio sente”, non si guarda la tastiera oppure gli occhi sono chiusi perché si è concentrati nell’esternare il fluire interiore delle intuizioni musicali. Non si tratta di ideazioni razionali, ma di intuizioni che vengono dal profondo di noi stessi, dal sentimento; così accade ai temperamenti artistici puristi che hanno compiuto l’esperienza didattica propedeutica a questo obbiettivo (scuola tristaniana in primis). Le frasi fatte (patterns), i percorsi collaudati e ricorrenti (materiali di riempimento), per quanto inevitabili, vanno controllati e limitati allo stretto necessario. Per questo la maggiore importanza viene data alla pratica dei “dettati vocali-strumentali”.
In musica vi sono strutture armonico-melodiche fondamentali per allargare in nostro campo percettivo verso dimensioni più complesse ed evolute, queste sono le Pentafoniche (12357 e 13567). Alla chitarra esse trovano una applicazione simmetrica a due note per corda (binaria). Questo tipo di diteggiatura costringe spessissimo la mano ad allargamenti che possono risultare innaturali, paradossalmente questa caratteristica risulta ottimale per evitare di eseguire meccanicamente queste strutture. Esse vanno praticate a due note per corda per tre ordini di ragioni:

a) Sono un ottimo esercizio di ginnastica che infonde forza ed elasticità alla mano; 

b) Sono un occasione per divenire consapevoli razionalmente dei meccanismi simmetrici della tastiera;

c) Costituiscono una peculiare esperienza di ear-training che mette in sintonia con una nuova e più profonda dimensione della sintassi tonale.

Ciò contribuisce alla maturazione musicale e influisce sul conseguente fraseggio infatti, 
anche senza eseguire volontariamente le pentafoniche, esse emergeranno spontaneamente e inconsapevolmente nelle linee melodiche e il fraseggio sgorgherà e fluirà liberamente. 



Giovanni Monteforte


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mercoledì 18 aprile 2012

La "RIDIdattica" di Sandro di Pisa

Se è vero come diceva Albert Einstein che "la genialità consiste nel saper “ridurre strutture complesse a rapporti semplici”, Sandro Di Pisa sa andare anche oltre!
La sua "Rididattica" fonda su un'irresistibile senso dello humor la sua grande efficacia comunicativa e ci suggerisce con saggezza che non bisogna prendersi troppo sul serio!
Ma attenzione...quanta competenza si cela nei "sorrisi musicali" di Sandro Di Pisa! 
Sorridiamo quindi con questo grande "comico della chitarra jazz" senza mai perdere di vista la sua profondità di artista.


Manuel Consigli



lunedì 16 aprile 2012

CONCETTO DIDATTICO (di Giovanni Monteforte)


Le idee sono nella mente (testa/cuore), non nella voce o nelle dita e si possono manifestare attraverso la mediazione della voce e/o dello strumento-musicale. 
Non bisogna però mitizzare la voce perché, come esiste una meccanica strumentale, così esiste una meccanica vocale: intervalli, frammenti melodici e frasi già collaudati e sedimentati che si ripropongono spontaneamente nelle dita, ma anche nella voce! 


Inversamente, così come si può essere estremamente creativi solo cantando, si può essere altrettanto creativi solo suonando: dipende dall’approccio mentale abitudinario. E’interessante e condivisibile quello che dice Focillon a proposito della mano: “Spesso sono le mani ad imporre una forma, un contorno”.


Una volta giunti ad essere in grado di suonare istantaneamente quello che si canta, non si riesce però più a distinguere se ciò che viene eseguito avviene : 
- suonando effettivamente quello che si sta cantando; 
- oppure suonando quello che si è cantato in passato ed è stato memorizzato; 
- oppure cantando in tempo reale ciò che si sta ideando ex-novo allo strumento. 


Il segreto della creatività in tutti i casi sta nella facoltà introspettiva del musicista e nella sua capacità di esternare fedelmente attraverso i mezzi a lui più congeniali l’idea musicale che sente in un determinato momento. Le idee si possono:
- “rubare” agli altri;
- elaborare a tavolino secondo tecniche compositive fredde e razionali; 
- oppure possono sgorgare spontaneamente dal proprio vissuto interiore/musicale. 


Questi tre elementi convivono ed interagiscono tra loro in equilibrio variabile, ma la capacità dell’artista-improvvisatore è quella di riuscire ad esprimere in modo attendibile la propria interiorità per mezzo della osservazione riflessiva. 



Una cosa è quindi la necessaria educazione dell’orecchio musicale con esercizi vocali sugli intervalli e dettati melodici e armonici e lo studio vocale del linguaggio-jazz, altra cosa è pretendere da uno strumentista la stessa abilità dei cantanti. Vi sono diverse scuole di pensiero, senza dubbio qualcuna potrà essere migliore di altre, ma la migliore per qualcuno non è detto che sia la migliore per qualcun altro: alla fine ognuna va commisurata e valutata in base alle differenti individualità e predisposizioni. 


Nella mia personale esperienza la vocalità ha un importanza essenziale per quanto riguarda sia l’educazione dell’orecchio che l’assimilazione del linguaggio-jazz. E’ importantissimo esercitarsi a suonare quello che si canta, ma anche a memorizzare vocalmente ciò che viene ideato direttamente allo strumento, perché spesso si può non essere in grado di cantare le frasi stesse da noi suonate, specialmente le frasi modulanti.


 Le dinamiche sottostanti il processo improvvisativo non sono a mio avviso biunivoche, voce-dita e/o dita-voce, ma coinvolgono un intreccio di processi mnemonici e mentali che veicolano idee musicali collaudate e inedite in un infinità di gradazioni e fluttuazioni spontanee. 


Come ha giustamente fatto notare Franco D’Andrea in un intervista su “Musica Jazz”, e come posso confermare dalla mia personale esperienza: nel jazz, e ritengo in particolar modo alla chitarra, vi sono due approcci all’improvvisazione: quello “orizzontale” e quello “verticale”. 


Ogni improvvisatore, nel suo approccio strumentale, attua, spesso inconsapevolmente, un “retro-pensiero”, ovvero utilizza dei riferimenti che alla chitarra e al pianoforte consistono in “diverse diteggiature e disposizioni della 


mano secondo uno specifico schema” (Sloboda “La mente musicale”pag. 231). Il chitarrista percepisce allo strumento questi specifici schemi come figure geometriche e diteggiature e/o articolazioni manuali, memorizzabili sia visivamente che ad orecchio. 


Io personalmente suonando prevalentemente ad occhi chiusi, risalgo a questi schemi per mezzo della memoria muscolare-manuale e vocale, ma altri chitarristi preferiscono osservare costantemente la tastiera. 


Questi “schemi di diteggiatura” non sono però soltanto anonime figure geometriche prive di significato musicale, quel che più importa è che esse corrispondono a concetti sonori ben definiti sia melodicamente che armonicamente. 


Ora qui è il punto: il tipo di struttura adottato influenza il fraseggio e lo può cambiare! Qui torniamo all’improvvisazione “orizzontale” e “verticale”: nella sintassi tonale di regola una scala-modale si articola orizzontalmente per gradi congiunti, ovvero per toni e semitoni. 


Gli arpeggi invece si articolano verticalmente per gradi disgiunti, ovvero prevalentemente per intervalli di terza. Benché ovviamente i due approcci, orizzontale e verticale, non vengano utilizzati separatamente ma assemblati, ciò non toglie che ogni musicista finisca con l’organizzare il suo sistema di fraseggio privilegiando uno dei due approcci rispetto all’altro. 


Gli improvvisatori “orizzontali” costruiranno istantaneamente sempre nuove frasi all’interno di schemi-scalari (ad es. le scale modali); gli improvvisatori “verticali” all’interno di schemi-arpeggiali (sinteticamente e riduttivamente detti “triadi”). Però anche tra gli improvvisatori verticali vi sono differenze di fraseggio che derivano dal tipo di arpeggio adottato. 


E qui è necessario un ulteriore approfondimento: la sovrapposizione di due triadi origina una quadriade, la sovrapposizione di due quadriadi origina una pentiade (detta anche pentafonica) e la sovrapposizione di due pentiadi origina una esafonica (detta anche semi-pentatonica o “scala zoppa”). 


Alla chitarra l’improvvisazione verticale e più difficile di quella orizzontale perché comporta un utilizzo totale della tastiera dalla prima alla sesta corda, con conseguenti difficoltà sia per la visualizzazione, che per la pennata e la velocità d’esecuzione. 


Ciò non avviene nell’improvvisazione orizzontale nella quale si procede su gruppi di tre o quattro corde, ciò consente di supportare l’esecuzione con legati e facilitazioni per la pennata e la velocità. Spesso l’improvvisatore-orizzontale può apparire allo spettatore inesperto più convincente e “virtuoso” dell’improvvisatore-verticale, nonostante quest’ultimo faccia generalmente cose più complesse!

domenica 15 aprile 2012

Lo studio efficace (parte terza): Il senso di sicurezza


Il senso di sicurezza
Image: dan / FreeDigitalPhotos.net
Il “senso di sicurezza” che devi sviluppare se desideri ottenere il massimo dalle tue sessioni di studio e dalle tue performance riguarda sia l’aspetto corporeo sia quello mentale.

Per quanto riguarda il corpo, identifico il senso di sicurezza con il

grounding, ovvero con la sensazione di radicamento alla terra.

Quanto ti sto dicendo sembra ovvio: come esseri umani siamo soggetti alla forza di gravità, questa è la nostra condizione esistenziale!
Eppure in quella che conosciamo come una legge della natura c’è spazio per la soggettività dei singoli comportamenti.

Pensa alle frasi:

“Quello ha sempre la testa fra le nuvole!”
oppure
“È uno coi piedi per terra!”

Queste frasi di uso comune indicano diversi modi di relazionarsi agli aspetti concreti della vita e in sostanza un diverso grado di radicamento alla terra.

L’uomo per sua natura è legato alla terra e tutto ciò che lo allontana da questo contatto, genera un senso d’insicurezza che si traduce in tensione muscolare ed emotiva.
Vuoi sapere il perché?
È molto semplice:
Perché l’uomo allontanandosi dalla terra ha paura di cadere!

Dalla percezione della forza di gravità il cervello ricava le informazioni per gli aggiustamenti posturali che il nostro corpo mette continuamente in atto durante ogni attività che svolgiamo.

Maggiore è la quantità e la qualità di queste informazioni, migliore sarà la nostra postura, anche mentre suoniamo.

Come fare quindi per migliorare il grounding?

Prima di suonare, porta l’attenzione per qualche secondo sui punti di appoggio.

Le piante dei piedi sul pavimento
Il sedere sulla sedia (se suoni seduto)
L’avambraccio sulla chitarra.

I punti di appoggio sono i luoghi dove è più facile percepire l’azione della forza di gravità.
Lascia che la forza di gravità agisca in quei punti senza opporre alcuna resistenza.
Rilassati un attimo e poi suona!

Puoi lavorare sul grounding in qualunque momento della tua giornata, portando la tua attenzione sui punti di appoggio mentre guidi, quando sei al computer, mentre vai in bici, o ti rilassi sul divano.

Coltiva in ogni occasione il tuo contatto con la terra, quando sarà il momento di suonare questo lavoro darà i suoi frutti!

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E’ lo strumentista al servizio dello strumento o è lo strumento al servizio dello strumentista? (Di Giovanni Monteforte)



"- E’ lo strumentista al servizio dello strumento o è lo strumento al servizio dello strumentista?
La risposta è insita nel termine stesso: infatti la nozione di strumento implica che è questo ad essere al servizio dell’esecutore e non viceversa. Non sarebbe quindi il chitarrista a diversi assoggettare alle variegate possibilità offerte dalla tastiera, ma viceversa le logiche della tastiera a doversi piegare alle esigenze pratiche dell’esecutore (galileiani-umanisti e pitagorici-scientisti a confronto!). Farsi coinvolgere dalla molteplici possibilità numeriche di diteggiatura offerte della struttura della tastiera potrebbe quindi equivalere:
1) al naufragare nel “grossolano mondo atomistico” (R.Steiner);
2) la genialità consiste nel saper “ridurre strutture complesse a rapporti semplici” (A. Einstein);
3) è ottimale il noto principio economico ottenere il massimo risultato col minor dispendio di risorse.
Inoltre ai due stimolanti video didattici del didatta e virtuoso Jimmy Bruno “Nonsense Guitar”, nei quali si condannano gli “Allargamenti” (“Finger-stretchs”) in quanto insensati, si aggiungerebbe la secolare tradizione della chitarra classica che ha trovato un punto culminante nei preziosi esempi di diteggiature scalari di Andres Segovia (“Diatonic Major and Minor Scales” - Ed. Columbia Music Co.”) fascicoletto nel quale agli “Allargamenti” vengono preferiti gli “Smanicamenti” su di una stessa corda. Da tutto ciò deriverebbe che l’impostazione ottimale allo strumento sarebbe quindi quella a “4ditax4tasti” o in “quadruplo”, come dicono i chitarristi classici, ovvero “Interhand” come diceva Barney Kessel (...nonostante facesse largo uso di “finger-stretchs”). Ovvero la chitarra si suonerebbe “dentro la mano” senza allargamenti o meglio, eseguendo gli allargamenti solo quelle rare volte in cui è strettamente inevitabile poichè non ci sono alternative! Tutto ciò giocherebbe a sfavore dei testi sacri della chitarra-jazz oggi più seguiti come quelli di William Leavitt o di Mick Goodrick, così come di Chuck Wayne (“Scales”), oltre a due miei testi dedicati alle diteggiature numerate e che costringono al “finger-stretchs” (...ovviamente per “par condicio” ne ho pubblicati altri due che prescrivono esattamente il contrario!). Tenendo presente che una cosa è eseguire una diteggiatura prestabilita anche ai fini della pennata e altra cosa è invece improvvisare le diteggiature ex-novo: gli “Allargamenti” sarebbero quindi l’eccezione e non la regola ?
A questo punto vista la numerosa presenza in FB di autorevolissimi chitarristi jazz italiano di profilo internazionale si potrebbe aprire un dibattito...

Giovanni Monteforte
"

venerdì 13 aprile 2012

Lo studio efficace (parte seconda): la posizione da performance


La posizione da performance
Ora analizza le tue risposte e cerca di capire in che modo e perché quel particolare “ingrediente” ha agito positivamente sul tuo stato psicofisico, contribuendo a migliorare la tua performance.

Scoprirai che ognuno degli elementi che hai individuato contribuisce ad alimentare una o l’altra delle condizioni elencate qui sotto. Nel loro insieme esse rappresentano quello che gli studiosi di PNL descrivono come “stato performativo” o peak state.

Consapevolezza corporea
Senso di sicurezza
Focalizzazione sull’obiettivo
Assorbimento nel presente
Attitudine a lasciarsi andare

Quando affronterai le tue sessioni di studio e le tue performance dovrai essere in grado di auto-indurre questo “stato” e integrarlo nella tua impostazione.

Puoi “lavorare” su ciascuna di queste condizioni in ogni momento della tua giornata in modo da imparare ad accedere a questo particolare “stato” intenzionalmente, velocemente e con facilità.

Dovrai quindi approfondire ciascuna di queste “condizioni”,

conoscerne profondamente il significato e le tecniche per procurartela.
Non è possibile in questa sede entrare nei dettagli, voglio però introdurti brevemente ciascuno di questi argomenti e darti qualche suggerimento basato sulla mia personale esperienza.

La consapevolezza corporea
Il corpo è il mezzo che realizza l’esecuzione musicale, attraverso movimenti coordinati (si spera! :-).
Possiamo dire che esso è il nostro principale strumento. Dobbiamo quindi averne massima cura, come faremmo con la nostra chitarra più preziosa.

La forma fisica ha una grande influenza sulla performance musicale!

Attenzione quindi a quello che mangi e a quello che bevi.
Evita tutte le cattive abitudini che possono compromettere la tua salute.
Fai del movimento!
Se non pratichi uno sport, prendi l’abitudine di camminare a passo svelto mezz’ora ogni giorno. Puoi farlo in qualunque momento della giornata, recandoti al lavoro, andando a prendere tuo figlio a scuola, andando a trovare un amico ecc.

Qualsiasi attività di tipo motorio contribuisce a migliorare la tua
consapevolezza corporea, cioè il tuo senso propriocettivo.
L’abitudine di percepire e dare ascolto alle sensazioni che il nostro corpo ci trasmette è vitale per un musicista.

Questa sensibilità ti permette ad esempio di individuare e correggere inutili contrazioni muscolari durante un’esecuzione, di percepire la stanchezza e di fermarti prima di procurarti un’infiammazione muscolare.

Puoi sviluppare questa sensibilità utilizzando tecniche di rilassamento, come il training autogeno o il rilassamento muscolare progressivo, con cui puoi allenarti a focalizzare la tua attenzione su ogni parte del tuo corpo e percepirne le sensazioni.
Non è necessario ritagliarsi del tempo durante la giornata per praticare il rilassamento, puoi farlo ogni sera, a letto, prima di addormentarti!
Altre discipline che contribuiscono a sviluppare la consapevolezza corporea e che sono utilissime al musicista sono lo streching, il thai chi o i metodi posturali come L’Alexander, il Feldenkrais, il Mézières.



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Joe Diorio

Biografia e discografia

mercoledì 11 aprile 2012

Jimmy Rosenberg

11 Aprile 2012, buon compleanno Jimmy!

mercoledì 4 aprile 2012

Lo studio efficace: la prima lezione di chitarra… non finisce mai!



Ti sarà sicuramente capitato qualche volta di avere la sensazione di suonare al massimo delle tue possibilità. Le tue dita scorrono veloci sulla tastiera e il tuo fraseggio è libero, pieno di espressione e senso ritmico. Quasi per magia, tutto sembra funzionare con estrema facilità e naturalezza. Eppure…

Il giorno dopo l’incantesimo è svanito: le dita sembrano di legno, il ritmo vacilla, i brani che normalmente suoni bene, i tuoi cavalli di battaglia, a un tratto sembrano difficilissimi e a metà strada ti blocchi per un vuoto di memoria…

Sappi che quest’oscillazione nella qualità delle tue performance è un fatto del tutto naturale. Il nostro stato psicofisico cambia continuamente, sollecitato da eventi esterni e interni.

Se però vuoi rendere al massimo durante le tue sessioni di studio e nelle tue performance, hai bisogno di stabilizzare il più possibile il tuo assetto migliore e devi imparare a riprodurlo ogni volta che lo desideri.

Ricordi la tua prima lezione di chitarra? La prima cosa che hai imparato è come imbracciare lo strumento, qual è la posizione corretta del corpo, delle mani.

Bene, devi ripartire da lì!

Non ti stupire, più andrai avanti nel tuo percorso artistico più dovrai dare importanza ai fondamenti, come il suono, l’intonazione, il beat.

L’albero per innalzarsi verso il cielo ha bisogno di spingere in profondità le sue radici.

Image: Sura Nualpradid / FreeDigitalPhotos.net


Se vuoi riprodurre lo “stato di grazia” delle tue performance migliori quando vuoi tu, devi approfondire e sviluppare il concetto di “impostazione” e ampliarlo così da includere qualsiasi fattore esterno o interno che possa migliorare la qualità della tua esecuzione.
Questa volta però non ci sarà un insegnante a dirti cosa fare, perché questo tipo di “impostazione” è completamente soggettiva. Dovrai fare tesoro della tua esperienza e imparare da essa.


Ecco come fare:



1) Ricorda un’occasione in cui hai suonato al massimo delle tue possibilità, quella volta in cui ti sei sentito in quel magico “stato di grazia”.

In quella occasione fattori sia esterni sia interni hanno raggiunto quell’equilibrio particolare che ti ha permesso di esprimere il massimo del tuo potenziale.

Quell’occasione, e le prossime venture, sono importantissime risorse da cui ricavare preziose informazioni.



2) Ricostruisci nella tua memoria quella situazione, soffermati a visualizzare ogni minimo dettaglio. Ogni particolare può essere determinante per costruire la tua impostazione ottimale.


Soffermati sia su aspetti esterni sia interni:

Che chitarra usavi?
Che amplificatore usavi?
Usavi qualche effetto? Quale?
Che tipo di corde?
Le corde erano nuove? Quanto tempo prima le avevi montate?
Quale tipo di plettro?
Eri seduto o in piedi?
Se eri seduto, che tipo di sedia era, quanto era alta?
Come eri vestito? (a proposito, chissà perché Pat Metheny ha sempre una maglietta a righe, i jeans e le scarpe da ginnastica?)
Che brani suonavi?

Eri da solo o con altri musicisti?
Che tipo di formazione era?
Che ora era?
Avevi mangiato?
Cosa avevi mangiato?
Avevi bevuto? (sappi che se avevi bevuto alcolici e hai suonato bene è stato nonostante e non grazie a quello!)
Leggevi la musica o suonavi a memoria?
Se eri con altri musicisti, come eravate disposti sul palco?
Chi c’era ad ascoltarti?
Che tipo di relazione hai instaurato con il pubblico?
Puoi descrivere le sensazioni che hai provato?
Dove dirigevi il tuo sguardo?
Com’era il tuo respiro?
Ti sei riscaldato prima di suonare?
Ecc.

3) Utilizza le risposte a queste domande per stilare una preziosa lista di “ingredienti” che potrai facilmente riprodurre nelle tue prossime performance e nelle tue sessioni di studio.

Ad esempio potresti scoprire di dare il massimo quando:

Suoni seduto
Su uno sgabello alto
Con la chitarra classica amplificata
Con le corde cambiate da una settimana

Con un plettro morbido
Con un riverbero
Con una t-shirt a righe J
Con quel batterista, alla tua destra.
Dopo una cena leggera in compagnia
Con quelle scarpe da ginnastica.
Ecc.

Alcuni di questi ingredienti possono facilmente essere integrati nella tua personale impostazione. Ad esempio tutti quelli che riguardano la tua strumentazione e gli aspetti posturali.

Altri elementi potrebbero essere più legati a quella particolare circostanza, ad esempio il luogo stesso in cui ti trovavi, la presenza del pubblico o l’interazione di quel particolare musicista ecc.

In questo caso, ricordando quella particolare occasione, visualizzandola nel modo più vivido possibile potrai rievocarne le sensazioni e trarre ispirazione ed energia da quel momento vissuto. Potrai entrare in quello stesso stato psicofisico grazie alla semplice sollecitazione emotiva fornita dal ricordo, ogni volta che vorrai.

Dovrai rievocare quel ricordo molte volte, coinvolgendo tutti i cinque sensi
Fino a quando l’accesso a quel ricordo non ti risulta facile e rapido. 
Potrai "ancorare" quel ricordo, usando un piccolo gesto come suggerisce Michael Colgrass nel suo libro "L'eccellenza della performance".
Se questo procedimento ti risultasse difficile da approfondire da solo, un bravo maestro può aiutarti enormemente nel migliorare la tua impostazione.
Sappi inoltre che esistono coach artistici specializzati nelle tecniche necessarie per potenziare il tuo talento. Personalmente ho avuto occasione di conoscere e apprezzare il lavoro di Simone Pacchiele.  Devo a lui la comprensione dell'importanza di questi aspetti sottili implicati nella performance musicale.


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Manuel Consigli