venerdì 27 gennaio 2012

Vi presento... Andrea Molena (a cura di Manuel Consigli)

Andrea Molena, chitarrista e didatta, è l'autore delle registrazioni dei 50 studi di Filippo Daccò, che trovi nel DVD allegato alla Nuova Edizione degli "Studi Didattici per Chitarra Jazz" a cura di Manuel Consigli.

Durante la realizzazione del metodo, vincitore del Jazzit Award 2010, è stato per me un compagno di viaggio ideale.

Ascoltatelo nell'esecuzione di questo brano...

Quanto c'è da imparare da un musicista così!



giovedì 19 gennaio 2012

Cos'è "La Via della Chitarra Jazz"?





Direttore: Manuel Consigli





Esistono dei segreti che bisogna conoscere per diventare chitarristi jazz?

È una domanda che mi sono posto spesso nel mio percorso di studio.

Anche se esistono maestri più o meno generosi, penso che ormai, nell’era di internet, il problema di reperire le necessarie informazioni sia superato.

Anzi forse il problema è proprio l’opposto, vale a dire l’enorme quantità di informazioni di cui disponiamo.

Come trovare quello che ci serve? Come organizzare questa ricchezza di informazioni perché possa davvero essere utile al nostro percorso artistico?

La Via della Chitarra Jazz, vuole dare una risposta a questo problema.

Questo Blog è un punto di osservazione didattico sul mondo di internet e ha lo scopo di restituire a tutti gli appassionati e agli studenti di chitarra jazz le risorse disponibili in rete in una forma più organizzata, in modo da semplificare e rendere efficace questo straordinario strumento di conoscenza.

Ma “La Via della Chitarra Jazz” non è solo questo…

È  lo spazio dove ho deciso di condividere con te la mia più che ventennale esperienza musicale e didattica…

SENZA SEGRETI!

Ecco dunque, i segreti… ma esistono davvero?

Penso proprio di si!

Non tanto perché ci sia la volontà di tenere nascosta la conoscenza quanto piuttosto perché le cose più preziose sono spesso difficili da vedere, anche quando sono sotto i nostri occhi.

Se vuoi esprimere il massimo del tuo potenziale artistico, non ti basterà accumulare nozioni. 

Devi sapere come metterle in relazione fra loro nel modo più funzionale possibile.

Esistono specifiche “porte” che mettono in comunicazione i diversi ambiti che devi approfondire per diventare il chitarrista che desideri essere.

Potrai incontrare quelle “porte” durante il tuo percorso artistico ed esistenziale ma riuscirai a vederle solo se hai lavorato in modo onesto e profondo:

Sulla via dell’arte non esistono scorciatoie!

Scoprirai a quel punto che ogni “porta” ha la sua “chiave”.

Se sei davvero sulla Via della Chitarra Jazz allora farò tutto quello che posso per aiutarti a scoprire qual è quella giusta.


E' una promessa!

Un caro saluto

Manuel Consigli
P.S. 

Se hai domande o desideri che venga trattato un particolare argomento sul tema della chitarra jazz 

scrivi a 

manuel@laviadellachitarrajazz.com 

oppure puoi sempre lasciare un commento sul blog.

Buona musica!

A proposito di...








Manuel Consigli, chitarrista, compositore, didatta, autore e traduttore suona la chitarra dall’età di 6 anni. Nel suo percorso artistico ha approfondito molti generi musicali, dalla musica classica a quella popolare, dalla canzone d’autore al rock, dai ritmi indiani alla musica brasiliana, dai canti arcaici della Sicilia al reggae, dai canti della tradizione ebraica alla musica contemporanea, dalla chitarra degli zingari manouche al jazz, fino alla libera improvvisazione. 

È un profondo conoscitore della chitarra e delle tematiche dell’improvvisazione. Diplomato Jazz Master in chitarra moderna, Armonia Funzionale e Arrangiamento per orchestra con Filippo Daccò, ha poi approfondito gli studi con Pat Martino, Jim Hall, Joe Diorio, Augusto Mancinelli, Sandro Gibellini.

Dal 1990 svolge l’attività di musicista professionista, suonando nei jazz club, nei locali e nelle rassegne di musica e collaborando come strumentista o arrangiatore con musicisti, attori, danzatori e artisti.

La grande passione per la didattica della chitarra, e una più che ventennale esperienza d’insegnamento, gli hanno dato la possibilità di lavorare con allievi di ogni età e di seguire la crescita professionale di alcuni di loro.
Grazie all’esperienza diretta con gli allievi e a una profonda conoscenza della bibliografia didattica, ha maturato nel corso degli anni una metodologia originale che sintetizza in modo organico e funzionale i migliori insegnamenti dei maestri che ha conosciuto, integrandoli con le tematiche che riguardano gli aspetti mentali, fisici ed emozionali coinvolti nell’attività musicale. 
Per la sua formazione artistica e professionale è stato inserito nelle graduatorie per la cattedra di Chitarra Jazz del Conservatorio di Torino, Ferrara, Pescara, Cosenza e L'Aquila. 
Collabora come autore e traduttore con le Edizioni Curci. Ha curato la Nuova Edizione degli “Studi didattici per chitarra jazz” di Filippo Daccò pubblicata da “Edizioni Curci”, il testo è fra i vincitori del “20 Greatest Jazz Books 2010” l’ambito riconoscimento assegnato da Jazzit (una delle più prestigiose riviste italiane di Jazz). Nella recensione di Jazzit il testo viene definito come “ uno dei migliori testi per chitarra jazz mai pubblicati”.








domenica 15 gennaio 2012

Come organizzare lo studio quotidiano (a cura di Manuel Consigli)



Image: healingdream / FreeDigitalPhotos.net
Spesso gli allievi mi chiedono come organizzare la loro sessione di studio quotidiano. 
Ma è impossibile stabilire in modo rigido una routine di studio che possa funzionare per tutti e in qualsiasi fase del percorso artistico. 
Volendo individuare un criterio mi baserei su questa considerazione: la musica ci coinvolge nella sfera fisica, mentale ed emotiva.

Così come l’individuo nel suo percorso di crescita sviluppa parallelamente questi aspetti della sua esistenza nella ricerca dell’equilibrio e del benessere così dovrà fare il musicista. 
Nella vita però ci sono periodi in cui lo sviluppo di uno di questi aspetti prevale sugli altri, ad esempio il bambino che impara a camminare è concentrato maggiormente sulla sua fisicità, l’adolescente che si innamora deve confrontarsi con il suo mondo affettivo, il laureando è concentrato sulle sue risorse intellettuali ecc. 

Attraversando queste fasi dell’esistenza l’individuo si sviluppa in modo più o meno armonico ma l’equilibrio non è mai statico e per essere mantenuto egli deve periodicamente lavorare su ciascuno di questi ambiti, ad esempio andando in palestra per recuperare la forma fisica o iscrivendosi a un corso per trovare degli stimoli intellettuali o cercando una nuova relazione sentimentale.

Così è per il musicista. 
Esistono delle fasi in cui è necessario concentrarsi maggiormente su alcuni aspetti; ad esempio se lo scopo è quello di esibirsi in un concerto si dovrà concentrare sul repertorio e sugli aspetti performativi, se invece l’obbiettivo è assimilare una particolare tecnica strumentale si dovrà focalizzare maggiormente sugli esercizi utili a svilupparla, se l’obbiettivo è assimilare un certo tipo di fraseggio dovrà assimilare delle frasi ecc.

Quindi è importante stabilire un aspetto che si ritiene prioritario nello studio e fissare un obbiettivo verso cui tendere e magari delle tappe intermedie che possano restituire la percezione del progresso.
La routine giornaliera si dovrà adattare all’obbiettivo prioritario associando a quel particolare ambito di studio le altre materie in modo da ristabilire un equilibrio nelle sfere che vengono sollecitate dallo studio.
È importante quindi essere consapevoli delle sfere che vengono sollecitate da una determinata attività musicale.

Ad esempio:


Mente:

Corpo

Emozioni

Ritmo
Ritmo


tecnica

Analisi


Armonia




Melodia
Impostazione
impostazione
Impostazione

creatività
Creatività
Tecnica applicata
Tecnica applicata

Repertorio
repertorio
Repertorio
Improvvisazione
improvvisazione
Improvvisazione
Trascrizioni
trascrizioni
Trascrizioni











Nota che più aumenta il grado di musicalità di una determinata attività più aumentano le sfere coinvolte
Se ad esempio ti concentri sul concatenamento delle parti di una progressione armonica scrivendo sul pentagramma stai sollecitando solamente la sfera razionale, se ti concentri sullo studio della pennata sweep stai lavorando solo sul corpo ecc.
Se studi un brano o se impari un assolo  da un disco invece stai lavorando allo stesso tempo sul corpo, sulle emozioni e sulla mente.

In generale si direbbe che lo studio più equilibrato ed efficace potrebbe essere quello che presenta un grado maggiore di musicalità. Ma non è detto che sia sempre così, dipende da dove ti trovi nel tuo percorso. 

Può darsi che la tua tecnica non sia sufficiente per lo studio di un determinato brano o per tirare giù un assolo di Parker, allora può valere la pena di lavorare in modo preponderante sulla tecnica (corpo) per un po’. 
In quel caso nella routine di studio dovrai inserire materie che ristabiliscano l’equilibrio nelle sfere coinvolte, ad esempio facendo analisi armoniche (mente) imparando dei temi (emozioni) ecc.


Indicazioni importanti:

Cura l’impostazione: posizione del corpo, rilassamento, punti di appoggio e forza di gravità, respirazione, essere nel presente ecc.

Riscaldati

Stabilisci obiettivi ragionevoli (commisurati al tempo disponibile)

Non lasciare le cose a metà

Il ritmo è il Re

Ogni esecuzione implica una tecnica

Ascolta

Sorridi!

Un caro saluto
 Manuel Consigli
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giovedì 12 gennaio 2012

Il Maestro Filippo Daccò


Filippo Daccò

Filippo Daccò è conosciuto in Italia e in Europa come uno dei più valenti didatti d'armonia e di chitarra moderna.
Grande trombonista e chitarrista, arrangiatore e direttore d'orchestra, inizia la sua carriera nei primi ses- santa, dopo il diploma in composizione e in trombone con Maderna.
Fin dai suoi esordi nei locali milanesi dei primissimi anni 60 è diventato prima di tutto un raffinato virtuoso della chitarra, ma anche e soprattutto un maestro e didatta, che ha saputo formare generazioni di chitarristi e maestri.
È stato membro stabile, tra i '60 e gli '80, delle orchestre più importanti di musica contemporanea, jazz e leggera (Mantelle, Kramer, Serio).
Ha inciso per Quincy Jones, Astor Piazzola, Gerry Mulligan e tanti altri, ma ha diretto anche diverse storiche Big Band (Basso, Valdambrini, Pezzotta, Donadio, Boneschi, Cerri, tra gli altri).
In Italia ha inciso per Mina, Vanoni, Celentano, ma anche all'estero è stato richiesto come chitarrista e arrangiatore per nomi del calibro di Barbra Streisand e Sarah Vaughan. Ha suonato per ben 17 Festival di Sanremo, nelle Orchestre del Cantagiro, Cant'Europa, Festival di Venezia e Castrocaro."
Prendendo spunto dalla didattica americana della musica jazz, fondendo l'armonia funzionale a quella classica ha proposto da subito una metodologia di studio innovativa, che ha applicato fin dai suoi primi metodi per chitarra.
Ha insegnato prima alla Scuola Jazz di Parma, poi, negli anni '80, al CDM di Milano, diretta dalla beneme- rita figura del Maestro Giovanni Verga, quindi, ad ultimo, al CPM di Franco Mussida.
Negli ultimi anni, i suoi corsi di Armonia Funzionale ormai non erano più rivolti solo ai chitarristi, ma a tutti gli strumentisti e arrangiatori che volevano perfezionare e completare la propria preparazione ad altissimo livello e da queste cattedre sono usciti importanti musicisti e compositori che ad oggi si fanno valere sulla scena italiana ed internazionale.
Gianni Cameroni, suo ex allievo scrive di lui al conferimento nel 2003 del premio "musica e vita": "Mi intimorivano i suoi grandi occhiali scuri, e quella grande chitarra nera... ma ero catturato dalla sua persona- lità, così come sono stati catturati innumerevoli suoi allievi, che ricordano la sua caparbietà nell'insegnamen- to, la sua capacità di far volare il tempo, le ore piccole che faceva arrivare continuando a insegnare, e la voglia di ricominciare subito dopo che la lezione era finita....."
berta Daccò










Il disco dal quale ho tratto questo brano di Piazzolla si intitola Reunión Cumbre (1974). I musicisti presenti nell'album sono: Astor Piazzolla (bandoneón); Gerry Mulligan (sax baritono); Angel "Pocho" Gatti (tastiere); Tullio De Piscopo (batteria); Giuseppe Prestipino (basso elettrico); Alberto Baldan (marimba); Gianni Zilioli (marimba); Filippo Dacco (chitarra elettrica); Bruno De Filippi (chitarra elettrica); Umberto Benedetti Michelangeli (violino); Renato Riccio (viola); Ennio Miori (violoncello); String Orchestra.

La differenza tra composizione e improvvisazione è: " You can't rehearse life " (a cura di Andrea Molena)






  
Image: Salvatore Vuono / FreeDigitalPhotos.net
L'improvvisazione, parte integrante del jazz ma presente in molti altri generi musicali, viene spesso definita come una composizione istantanea, con la differenza che il compositore ha la facoltà e il tempo di selezionare le idee, mentre l'improvvisatore deve in qualche modo accettarle, e costruirsi nel tempo  la tecnica necessaria per poter tradurre in tempo reale  le idee in suoni.

   In genere non si  va oltre questa definizione, ma la chiave del successo sta proprio nella parola accettare. In una vera improvvisazione noi non sappiamo esattamente ciò che andremo a suonare, ma possiamo avere la certezza che qualcosa sicuramente succederà: faremo delle note occasionali o, se preferite, degli errori, soprattutto se si ha poca esperienza  è inevitabile, e dalla nostra reazione a questo evento dipenderà l'esito della nostra improvvisazione.

   Anni fa, durante una lezione, il grande maestro  Joe Diorio pronunciò una frase per me illuminante:  " You can't  rehearse  life ".  Era la risposta alla domanda di uno studente che chiedeva quali scale utilizzare in un passaggio armonico molto complicato, e si riferiva all'impossibilità di prevedere in quale contesto melodico ci saremmo trovati all'arrivo di quegli accordi, in modo da legare le frasi con le precedenti.

          La vita ci riserva continuamente delle sorprese,  belle o brutte, ma in realtà è solo la nostra reazione         all'evento a farcele apparire come tali, così, in una  improvvisazione, non dovete temere le note occasionali, con l'esperienza imparerete ad accettarle e  capirete come comportarvi,  svilupperete un vostro sistema, l'importante è che la costruzione della frase non si interrompa.

   Un esempio perfetto di questo concetto si trova nel brano Lonely Star  inciso da Chet Baker nel 1965. Dopo il solo di George Coleman al sax tenore, entra la tromba per il bridge. Alla quinta battuta Chet suona un A naturale che nulla ha a che vedere con l'armonia composta da Ebm7 e Dbm7: nessuna teoria musicale potrebbe giustificare quella nota, ed in effetti provoca una forte dissonanza anche perchè viene tenuta per un quarto a tempo lento. Ora, il musicista voleva proprio suonare quella nota o dobbiamo considerarla come occasionale? Non lo sapremo mai con certezza, ma io propendo per la seconda ipotesi: una nota non prevista che il grande trombettista riesce, con  nonchalance, a trasformare in un momento di assoluta poesia, impedendo  all'evento di bloccare la costruzione della frase, merito anche di un ottimo accompagnamento di piano che, dopo un attimo di silenzio,  riesce a trovare i voicing più adatti al contesto. Grande Arte.